PALERMO – “Mi stupisce come un uomo libero e un grande intellettuale come Dario Fo non abbia avvertito la pericolosità che si annidava dietro la parvenza rivoluzionaria del movimento di Grillo, come abbia potuto avvalorare questa sorta di inconsapevole fascismo digitale, quello delle manganellate da social network, della violenza e del linguaggio volgare e rancoroso”. Parole di Antonio Venturino, vicepresidente vicario all’Ars, raccolte dal giornalista e scrittore Concetto Prestifilippo nel libro “Misteri buffi – Il Movimento Cinque Stelle raccontato dal primo grillino pentito”, edizioni Ponte Sisto, e che sarà presentato alla ‘Magneti cowork’ in via Emerico Amari, a Palermo giovedì 22 alle 18. Venturino, espulso dal movimento 5stelle, ufficialmente per essersi mostrato critico sui meccanismi di restituzione di parte delle indennità, traccia un ritratto impietoso del movimento: “Non sembrava un gruppo parlamentare, ma una ragioneria comunale. Si passava il tempo in sfibranti attività di rendicontazione”, tra logiche di vecchio stampo che prevedevano però, l’imposizione di determinati collaboratori, come “Samantha Busalacchi, la stessa dello scandalo delle firme false a Palermo, un’estremista fanatica”.
Impietoso anche il giudizio su Giancarlo Cancelleri: “Ragazzo animato da grande passione ma modesto nei contenuti, non tollerava che qualcuno potesse mettere in discussione la sua leadership”. Nel libro Venturino ricostruisce i primi entusiasmi dopo la sua elezione: “Il mio paese, Piazza Armerina, aveva subito una mutazione, erano diventati tutti grillini”, fino a scontrarsi con l’assenza di interlocuzione e di strategia all’interno del movimento: “Non era solo inesperienza, continuavamo a certificare la nostra incertezza e improvvisazione”. Ma tra aneddoti gustosi del “pentito” grillino e incursioni colte di Prestifilippo, a essere raccontato è il potere siciliano, prigioniero di burocrati e personaggi surreali, tra un malcontento che non trova spazio neanche nella fallita rivoluzione di Crocetta e certi “Richelieu in salsa sicula, come il senatore Beppe Lumia che sbucava da una porticina a ogni riunione per intervenire con tono sacerdotale”. “Ironia della sorte – osserva Venturino – questa avventura politica era partita con l’idea di distruggere il vecchio e si conclude con la consapevolezza che una sana democrazia non può prescindere dalla centralità dei partiti”.

