Caro giovane siciliano, ti scrivo perché...

Cari giovani siciliani con la valigia in mano, non smettete di crederci

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Una lettera per la speranza

Cara giovane amica siciliana, caro giovane amico siciliano,

permettimi di scriverti poche righe con il cuore. Voglio parlarti della nostra Sicilia, di te, di me, generazioni diverse accomunate dall’essere nate in una terra bellissima e ferita, ricca di storia e di tesori, ma troppo spesso costretta a perdere numerosi suoi ragazzi verso il nord o l’estero. Io stesso ho due figli fuori regione. Conosciamo bene le valigie cariche di sogni e rimpianti, la sensazione amara che “qui non c’è futuro”.

La mafia continua a succhiare risorse e speranze, la cattiva politica pensa troppo al consenso di breve periodo invece che al bene comune, la burocrazia soffoca, le infrastrutture arrancano e il lavoro è scarso o precario. Tutto questo ha generato un sottosviluppo che colpisce soprattutto voi giovani.

È giusto che vi arrabbiate. Eppure, proprio mentre vi vediamo partire o lottare per restare desidero dirvi che non siete soli e che questa terra non è condannata in eterno. Noi che non siamo più ragazzi – quelli che hanno vissuto gli anni Settanta, Ottanta e Novanta ammorbati dall’omertà, dalla complicità, da connivenze indicibili e insanguinati da delitti e stragi – abbiamo pianto un elenco lunghissimo di martiri e vittime innocenti.

Abbiamo sbagliato anche noi, lasciando forse eccessivo spazio alla rassegnazione, però non ci siamo voltati da un’altra parte, abbiamo protestato, urlato come non si usava fare da decenni e decenni. Molti di noi – insegnanti, imprenditori, magistrati, forze dell’ordine, funzionari pubblici, sacerdoti, sindacalisti, giornalisti, associazioni e semplici cittadini – non hanno mai smesso di lavorare in silenzio per una Sicilia diversa.

La speranza non è ingenuità, è una scelta quotidiana. È restare e combattere, oppure partire portando la Sicilia dentro di sé, per farla conoscere, rispettare e magari prepararsi a tornare più forti. Parecchi di voi lo stanno già facendo: creano startup innovative, valorizzano il nostro immenso patrimonio culturale e naturale, studiano all’estero per riportare competenze, si uniscono in movimenti civici e rifiutano la mentalità del “così è sempre stato”.

A te, giovane siciliano o siciliana, chiedo di non arrenderti alla convinzione del declino. La Sicilia ha bisogno della tua intelligenza, della tua rabbia sana, della tua creatività e della tua voglia di futuro. Ha bisogno che tu non accetti come inevitabile ciò che è solo il risultato di scelte umane, e quindi modificabili. Noi, che siamo un po’ più anziani, vi promettiamo di non mollare e di passare il testimone senza pontificare e giudicare. C’è bisogno di voi, della vostra lucidità, della vostra pulizia e voglia di bellezza e di giustizia.

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La Sicilia che sogniamo – libera dalla mafia, governata con serietà e sviluppata in modo sostenibile – non arriverà per miracolo. Arriverà se ognuno di noi, nel proprio ambito e con la propria età, smetterà di essere complice del sistema diventando un pezzo della soluzione, con gesti piccoli ma coerenti. Studia, lavora, indignati, ama questa terra difficile e meravigliosa. E sappi che quando deciderai di tornare o di restare troverai certamente più di qualcuno con le mani tese e non solo porte chiuse.

Con affetto e fiducia. Un siciliano che non ha mai smesso di crederci.


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