PALERMO- A Palermo, adesso, è un giorno di benedizioni. C’è il sole, ma le nuvole ne schermano l’incandescenza e lo rendono gentile. Il cielo, tra gli alberi della Favorita, sembra dipinto dalla mano di un bambino, con l’innocenza della prima volta. Lassù, da qualche parte, sul monte, Piero e Simona hanno conosciuto la loro ultima notte. Piero Torres e Simona Messina erano innamorati e felici. Sono stati uccisi da un volo sulla strada di Monte Pellegrino e dal successivo schianto.
Chi è passato dal guard-rail del dolore, in via Monte Ercta, magari con una bicicletta nelle prossimità temporali dell’incidente, ne è disceso con il cuore spezzato. Come è possibile che la tragedia abbia teso un agguato nella sede della bellezza? Il mare di Mondello sullo sfondo, una profondità di spazi da ammutolire, le stelle che ricordano le punteggiature di certi presepi familiari e antichi. Come è accaduto che la morte sia stata talmente beffarda e atroce? Eppure, dovremmo averlo imparato che le mutilazioni aprono un precipizio improvviso sul sentiero della serenità e che da questo dipende lo sgomento che accompagna le lacrime. Sì, l’abbiamo imparato. E ce ne dimentichiamo sempre.
Oggi è un giorno di benedizioni a Palermo. Benedici di essere palermitano, nonostante le tagliole maggiorate e sparse tra i piedi di chi vive quaggiù. Benedici il mare, il cielo e il sole, la meraviglia abituale, con un supplemento di consapevolezza mentre, in trasparenza, la bellezza rigogliosa dei dettagli seduce e conquista. La Favorita sfolgora di macchine con dentro famiglie dirette in spiaggia. Lassù, sul monte, si è conclusa la storia terrestre di Simona Messina e Piero Torres. Un contrappasso di ombre in tanta luce. E non puoi fare a meno di pensarci, con un sentimento di appartenenza.
Simona e Piero – così racconta chi gli ha voluto bene, chi li frequentava, chi li ha solo sfiorati – erano innamorati e felici. Si erano conosciuti. Anzi, si stavano conoscendo nella costruzione di qualcosa che ha il titolo di una indimenticabile canzone. E tutti coloro che ne hanno narrato la vicenda parlano di amore vero. E tutti li descrivono come persone buone che avevano ricevuto una ricompensa, l’uno nel cuore dell’altra. E tutti ricordano che, dopo anni di reciproche amarezze, asperità e affanni, si erano finalmente incontrati.
Chi ha partecipato al funerale del ragazzo ha detto: “Saranno insieme per sempre. Avevano un futuro davanti, ma è successo il peggio, non riusciamo ancora a crederci”. Padre Giuseppe Oliveri Bruno, che ha celebrato le esequie della ragazza, ha pronunciato la sua omelia di conforto: “Simona ha cercato l’amore anche quando il suo cuore è rimasto ferito . Ha trovato in Piero il senso del suo cercare, si stavano conoscendo nella gioia di condividere le loro vite. Nella gioia di stare insieme era presente il Signore. Il nostro Dio era presente con il volto di Piero per Simona e viceversa. Per quanto ci rattrista questa vita spezzata, dobbiamo sapere che la vita non è tolta, ma soltanto trasformata. L’amore resta nonostante la morte”. Si erano cercati. Si erano trovati.
E ci pensi, in questa estate che non sarà mai più estate per tanti, nella tenera sottrazione dei fiori sulle lapidi. O forse sarà un’estate infinita. Pensi alle famiglie, ai genitori che piangeranno per sempre. L’amore resta, dice il sacerdote. Sarà vero, ma è duro non vederlo e non toccarlo più.
E’ una mattina d’estate, a Palermo. Persone ignare della loro fortuna, del miracolo di essere vive, procedono lentamente verso il mare. Il cielo ha l’innocenza di un bambino. Le stelle verranno più tardi. E’ un giorno di benedizioni a Palermo. Un giorno, silenzioso, di preghiere.

