Part time, mobilità, assunzioni | Cosa sta succedendo alle Poste

Part time, mobilità, assunzioni | Cosa sta succedendo alle Poste

(Foto Monica Panzica)

Molti i politici che sono intervenuti per difendere i lavoratori siciliani. Cauti i sindacati.

PALERMO – Si alzano gli scudi della politica in difesa dei lavoratori siciliani di Poste Italiane. “Più full time e mobilità dal Nord verso il Sud”, è la richiesta. Molti, tra l’altro, i comitati interni di lavoratori che stanno nascendo per rappresentare i differenti fronti di protesta, come quello #FullTimeSubito o quello dei lavoratori in attesa di mobilità volontaria. Più cauti, invece, oggi i sindacati: la preoccupazione sottintesa è che l’azienda possa aumentare le trasformazione da part time a full time, ma spostando i dipendenti verso altre regioni, dove ci siano emergenze di organico.

La vertenza ruota attorno all’accordo siglato tra Poste e sindacati il 13 giugno scorso sulle “Politiche attive del lavoro di Poste Italiane” e che sarebbe considerato “fortemente penalizzante per la Sicilia e per i lavoratori siciliani”. Attualmente, sui 1300 passaggi da part time a full time previsti dal piano, alla nostra regione tocca solo una fetta da 38 persone. In più, Poste non ha previsto alcuna stabilizzazione dei numerosi operatori ora a tempo determinato. 

“Urge rivedere al rialzo i numeri riservati all’isola – afferma Alessandro Aricò, capogruppo di DiventeràBellissima all’Ars– quindi convertire in full time tutti i contratti ora part-time, individuare un congruo numero di stabilizzazioni dei precari e aumentare i numeri della mobilità in ingresso riservata alla Sicilia. Fondamentale avviare un serio processo di valorizzazione delle risorse già in servizio, prima ancora di ricercare personale all’esterno evitando quindi di immettere nuovi precari.

In più, come hanno ricordato in un’accorata lettera, ci sono anche i lavoratori in attesa di mobilità volontaria. “Siamo veramente rammaricati nel constatare di essere considerati praticamente dei fantasmi – scrivono -. Centinaia di lavoratori siciliani, lontani dalle proprie famiglie, costretti a vivere in una condizione di separati. Alcuni di noi anche da più di 10 anni. Si dice che non vi siano posti disponibili. La verità invece è un’altra. I posti ci sono ma l’azienda preferisce occuparli con lavoratori a tempo determinato, senza dare opportunità a chi da anni aspetta di tornare in Sicilia . Noi chiediamo che prima di effettuare le trasformazioni da part time a full time e di chiedere nuove assunzioni si tenga conto di tutti quei lavoratori siciliani che da anni stanno cercando di tornare nella propria terra, perché dopo anni di sacrifici anche noi dobbiamo avere il diritto ad essere trasferiti”.

“A questa vertenza – dicono Luca Sammartino e Michele Catanzaro, rispettivamente presidente della commissione Lavoro e vicepresidente della commissione Attività Produttive all’Ars – si aggiungono le legittime aspettative di molti operatori ‘portalettere’ siciliani che lavorano al Nord e che attendono da anni il trasferimento nella nostra isola. Qualcuno vuol far passare il messaggio che la conversione in full-time del bacino degli 800 del ‘progetto Mix’ impedirebbe il trasferimento in Sicilia dei portalettere del Nord, ma le due vicende non sono collegate fra loro perché si tratta di bacini differenti: gli 800 sono ‘sportellisti’ mentre a chiedere il trasferimento dal Nord in Sicilia sono prevalentemente ‘portalettere’. Allo stesso tempo non può neppure rappresentare un impedimento la programmazione della stabilizzazione dei lavoratori con contratto a tempo determinato, in considerazioni delle esigenze di personale dell’azienda”.

“Siamo tornati indietro al secolo scorso, quando i nostri nonni, pur di garantirsi un salario minimo per sostentare se e i propri cari, dovevano lasciare tutto e fuggire al Nord – dice Elvira Amata, deputato regionale di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione statuto dell’Ars -. Lo squilibrio tra il trattamento riservato al settentrione e quello riservato al Sud è lampante e vergognoso. La nostra Costituzione parla chiaro: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Ed è un diritto poter costituire una famiglia che è il nucleo fondamentale della nostra società. Che un’azienda come Poste agisca in modo così chiaramente discriminatorio, facendo figli e figliastri tra settentrione e meridione e precludendo ai siciliani la possibilità di costruire il proprio domani in nome e rispetto delle garanzie che la Costituzione sancisce per tutti gli italiani appare un’assurdità”.

“Faremo la nostra parte senza se e senza ma – promette Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana – perché al di là di tutto si tratta di lavoratori ai quali debbono essere garantiti legittimi diritti, compreso quello di potere rientrare in Sicilia presso le proprie famiglie nonché adeguate condizioni contrattuali a tempo indeterminato. In Sicilia c’è una carenza di organico che potrebbe essere affrontata proprio con la mobilità dei nostri corregionali e con l’impiego full time del personale. Auspico che anche il governo Musumeci si faccia latore delle giuste istanze di questi lavoratori presso il governo nazionale in modo da sollecitare in management di Poste Italiane verso scelte più eque e che siano in ottemperanza alle norme sul diritto al lavoro che, dopo le sentenze della Corte di Giustizia Europea, impongono la trasformazione dei contratti a tempo indeterminato per chi è precario da oltre trentasei mesi”.

Anche il presidente della commissione antimafia del Parlamento regionale, Claudio Fava, si è rivolto alle Istituzioni siciliane per trovare una soluzione:Governo e Poste Italiane intervengano per risolvere definitivamente la lunga vertenza dei lavoratori precari delle poste in Sicilia. La nostra regione non può continuare ad essere pesantemente penalizzata nell’indifferenza del Parlamento regionale e del Governo regionali. Al presidente Musumeci chiediamo di esercitare il proprio ruolo affinché si trovino celeri risposte per potenziare il servizio postale in Sicilia”.

“Non possiamo ignorare il problema. C’è un concreto rischio per più di 800 dipendenti part-time di Poste Italiane, oltre che per una moltitudine di precari che all’interno dell’azienda stagnano in un limbo per il quale non si conosce la fine”, sono le parole del presidente della Commissione Affari istituzionali all’Ars, Stefano Pellegrino. “L’appello del Comitato #FullTimeSubito che accogliamo – ancora il parlamentare di Forza Italia – lancia un chiaro allarme: la Sicilia è fortemente penalizzata dall’accordo sulle politiche attive del lavoro, siglato a Roma lo scorso giugno. È il fanalino di coda e questo mortifica quanti e quante sperano in un miglioramento economico ed in una stabilità lavorativa”.

I sindacati, sia nazionali sia regionali, sono però più cauti nella protesta. “Nel biennio 2019/2020 – hanno scritto in una nota unitaria Slp Cisl, Slc Cgil, Uilposte Uil, Failp Cisal, Confsal Com e Fnc Ugl – altre azioni di politica occupazionale saranno messe in atto, fino al definitivo superamento delle problematiche sopra richiamate. Ritenere, come fa qualcuno, gli accordi sottoscritti inadeguati ed iniqui è frutto di una mancata conoscenza approfondita della situazione occupazionale ed economica di una Società quotata in Borsa ed in fase di riorganizzazione”.

Intanto, il prossimo 27 novembre è in calendario un nuovo incontro tra azienda e sindacati ed entro i primi dicembre dovrebbero essere comunicati i numeri del prossimo 2019.

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