Palermo "insensibile" alla legalità| Quelle vite perdute con la droga

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Il blitz in via Brigata Aosta fa emergere, ancora una volta, uno spaccato disarmante della città.

PALERMO – Sono le 23 di una sera di giugno dell’anno scorso. Due giovani si avvicinano in macchina al civico 56 di via Brigata Aosta. Si guardano intorno. Aspettano qualcuno. Quel qualcuno pochi istanti dopo apre il cancello rosso del palazzo di ferro. Scende in strada. Non parla. Sputa qualcosa dalla bocca e la consegna ai due giovani che si appartano. I carabinieri li osservano da lontano. Poi, decidono di intervenire. Sono stati scoperti. Lanciano dal finestrino della macchina una lattina di Coca Cola trasformata in pipa. I cristalli di crack si fumano così.

La scena si ripete altre dieci, cento, mille volte. I carabinieri registrano tutto con le telecamere piazzate nell’androne del palazzo e davanti al portone. Le immagini vanno a ingrossare il fascicolo dell’inchiesta ogni giorno di più, fino al blitz di ieri che interrompe quel circolo vizioso in cui domanda o offerta si incrociano alla perfezione. C’è chi spaccia la droga e chi sceglie di autodistruggersi in una Palermo che ha smesso pure di nascondersi. Tutto avviene alle luce del sole.

Una dose di crack costa dieci euro. Lo sballo dura poco, troppo poco, e costringe a comprarne ancora e ancora. Il cervello si spegne. Chissenefrega penseranno, se pensano, coloro che fanno la fila davanti ai pusher. Pusher che il giudice per le indagini preliminari Marco Gaeta che li ha arrestati definisce con l’aggettivo “insensibili”.

Insensibili alle inchieste, agli arresti e alle condanne. Di mestiere fanno gli spacciatori. Non hanno intenzione di fare altro. Basta guardare la sfilza di precedenti penali di chi ieri è tornato in carcere.

Sono ormai decenni che la cronaca si occupa dell’edificio al civico di via Brigata Aosta, requisito dal Comune e occupato dagli abusivi alla fine degli anni novanta. Di tanto in tanto i residenti vengono fatti sgombrare, ma vi fanno sempre ritorno. È soprattutto allo spaccio di droga che deve la sua sinistra fama il palazzo di ferro, non lontano dal carcere Ucciardone e via dei Cantieri.

L’anno scorso, in marzo, i carabinieri hanno arrestato cinque persone in flagranza di reato per spaccio. Una circostanza che avrebbe dovuto scoraggiare i pusher. Non è andata così per Giulio Avvenimenti che mentre si trovava agli arresti domiciliari continuava a prendere le ordinazioni affacciato al balcone con tanto di binocolo per intercettare l’arrivo degli investigatori. Nel 2017 i carabinieri della compagnia di San Lorenzo lo avevano pizzicato con venti dosi di crack e settanta grammi di fumo addosso. Altri cinquanta grammi li nascondeva in casa, al sesto piano del palazzo di ferro, dove si incrociano le vite degli abusivi per necessità, che non hanno i soldi per pagarsi un affitto, e di coloro che hanno sempre e solo lavorato con la droga.

Sono i cattivi maestri dei giovanissimi. Due quindicenni e un diciassettenne, coinvolti nel blitz di ieri, sono finiti in comunità. Ragazzini, o poco più, che si muovevano con l’abilità di chi ha imparato in fretta a spacciare. I gemelli Avvenimenti, oltre a Giulio c’è anche Francesco Paolo, hanno 23 anni. I cugini Alessandro e Salvatore Tutone hanno 19 e 34 anni. Il più anziano degli arrestati, Roberto Sammartino, di anni ne ha 47. Generazioni a confronto con una sfilza di precedenti penali e quell’insensibilità alla legalità che è diventato un marchio.


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