L'imprenditore fece saltare tutto | "Un infamone della questura"

L’imprenditore fece saltare tutto | “Un infamone della questura”

Il Provveditorato alle opere pubbliche

Non si è piegato alle richieste dei dipendenti pubblici e ha fatto saltare il banco.

PALERMO – La scuola di Casteldaccia andava messa in sicurezza. I fondi erano stati stanziati dal governo nazionale nel 2012 con il progetto “Italia sicura”. Ad aggiudicarsi la commessa da 250 mila euro fu l’imprenditore che ha fatto saltare il banco delle tangenti.

Non ha ceduto e si è rivolto alla polizia. Le sue dichiarazioni sono state l’ariete con cui gli investigatori sono entrati nella sede palermitana del Provveditorato per le opere pubbliche di Sicilia e Calabria: “Sto eseguendo i lavori di manutenzione della scuola primaria a Casteldaccia. Il direttore dei lavori è l’ingegnere Claudio Monte. E ha un collaboratore alla direzione lavori, che si chiama dottore Casella Antonio…”.

I due funzionari pubblici erano stati espliciti: “… l’altro giorno mentre che eravamo in cantiere per vedere l’andamento dei lavori, mi hanno informato che è prassi del loro ufficio richiedere il 2% o il 3% sui lavori alle imprese che eseguono i detti lavori. Sui cinquemila euro”. Non solo soldi: “… l’ingegnere Monte mi ha chiesto di eseguire dei lavori a casa sua. Vuole sistemato un balcone e dei lavori interni”.

Il rifiuto dell’imprenditore li mise in guardia. Iniziarono a sospettare che stesse registrando tutto: “…ci ha preso come dilettanti…chistu un sapia comu farmi cantare”. Non era l’imprenditore a spiarli, ma i poliziotti della sezione reati contro la pubblica amministrazione della squadra mobile. Registrarono anche lo sfogo successivo alla notifica dell’avviso di garanzia del dicembre 2017. “Questo è cretino. Questo è scemo proprio, minchia, infame, proprio infame – diceva Monte – proprio sai gli infamoni quelli proprio confidenti della questura, proprio infamone vero”. E Casella aggiungeva: “Minchia ma è veramente, una cosa, cioè non mi è mai capitato una cosa del genere”.

Qualche ora prima la Procura aveva chiesto agli investigatori di prelevare dei documenti al Provveditorato. C’era fibrillazione negli uffici che si affacciano sulla piazza dominata dal Teatro Massimo. Franco Barberi, altro dipendente pubblico indagato, si era fatto un’idea precisa di chi potesse averli fregati: “Questo che c’ha la fissa del..”. E Casella completava la frase: “Del paladino della giustizia”. “Ma magari gli sparassero”, sentenziava Monte.

Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI