PALERMO- Lui c’era quando Rocco Chinnici fu dilaniato. E subì ferite che gli sono rimaste nella carne e nell’anima. Lui c’era quando Giovanni Falcone e Paolo Borsellino lavoravano fianco a fianco, sopportati da una città che scoprì di amarli soltanto dopo la loro morte: tanto non costava niente. Lui, uno dei sopravvissuti di quella stagione, c’è, adesso, a guidare tantissime persone a Palazzo di Giustizia, nei locali dove è stato ricostituito il bunker, con le stanza del dottore Falcone e del dottore Borsellino.
Lui, Giovanni Paparcuri, ha scritto un post qualche giorno fa: “E poi piazzetta della memoria continua ad essere distrutta dagli skate. Lo so, sono un rompicoglioni, ma fare utilizzare questo luogo e farlo danneggiare mi dà tremendamente fastidio, anche perché l’amministrazione comunale ha realizzato nella piazza Vittorio Emanuele Orlando una struttura proprio per tale scopo”.
Piazza della memoria, uno degli altari civili per commemorare i martiri della mafia, con i suoi pali che ne simboleggiano il sacrificio, con la scalinata che ne raccoglie i nomi. “Ecco guarda – dice Giovanni, indicando una crepa tra i gradini – i ragazzini passano e ripassano qui con gli skate e il marmo si danneggia. Qualche volta cerco di convincerli ad avere rispetto, ma non mi ascoltano”.
Appare complicata, secondo il racconto, la convivenza tra la memoria e il popolo adolescenziale delle rotelle che qui e altrove si sbizzarrisce. “Ma quasi tutto è vandalizzato – dice Giovanni – ed è un vero peccato. Guarda, guarda… Quello sgorbio sul palo… le lattine per terra”.
La galleria fotografica restituisce un ritratto di desolazione. I gradini sbrecciati dalle ruote, segnacci che testimoniano la presenza di qualche vandalo impenitente, le cartacce e i rifiuti oltre le transenne che circondano il Palazzo di Giustizia.
Per fortuna, il bunkerino, con le sue visite quotidiane, restituisce l’ampiezza di un respiro condiviso. “Molte persone – racconta Giovanni che un altro Giovanni, Falcone, chiamava ‘Papa’ – restano meravigliate delle stesse emozioni che provano. Osservano le carte dei giudici, la collezione delle papere di Falcone, le cose di Borsellino. Le sfiorano con rispetto ed è come se loro rivivessero”.
Nella piazza, tutto quell’incedere rispettoso si smarrisce. “L’altra volta – racconta ‘Papa’ – ho chiesto a un ragazzo: perché devi passare con lo skate e sporcare? Non lo sai chi erano Falcone, Borsellino e gli altri nostri eroi? Lui mi ha guardato, mi ha risposto: ‘Non lo so e non mi interessa…’. Poi ha ripreso a correre”.

