CATANIA – Il ministro Andrea Orlando a Librino. La rivoluzione normale del candidato alle primarie si fa nelle periferie e nei quartieri popolari. Soprattutto nel Meridione d’Italia. Andrea Orlando, in veste di ministro della Giustizia, incontra gli alunni dell’Istituto omnicomprensivo Pestalozzi del rione Librino e coglie l’occasione per fare autocritica e pungolare gli altri pezzi del Pd che sembrano avere smarrito il contatto con il paese reale. “In Sicilia c’è una critica a un assetto notabilare del partito che ha difficoltà a costruire un rapporto con la società dell’isola”, ammette il ministro spezzino. “Penso che l’idea di un partito che riconquisti una dimensione popolare abbia fortissime ragioni e fortissimi legami con le domande siciliane”, argomenta Orlando vestendo i panni del candidato alla segretaria conversando con i cronisti a margine dell’incontro.
I tweet renziani lasciano così il posto ai pensieri lunghi, di ampio respiro. Il Guardasigilli è il classico mediano secondo la fortunata metafora calcistica cioè un giocatore che mette al centro la propria squadra. Orlando parla di partito e non occupa in maniera ingombrante la scena, un’arma forse a doppio taglio nel mondo contemporaneo assetato di leader carismatici. “Sono a Catania perché sono convinto che le istituzioni e la politica abbiano il dovere di ripartire proprio dalle zone come questa dove ci sono più sofferenza e più difficoltà. Così io credo si difende anche la tenuta democratica perché l’idea che ci siano zone tagliate fuori dal contesto sociale e civile è anche il presupposto per un indebolimento della tenuta della democrazia”, dice. “O i partiti tornano nei quartieri che ne hanno più bisogno o smarriscono la loro funzione”. Si guarda a sinistra, ma senza cedere alle sirene del minoritarismo. Più semplicemente l’”esci partito dalle tue stanze” è un richiamo alle ragioni costitutive del partito nato dall’abbraccio tra le culture politiche popolari del paese. Il ministro ricorda agli smemorati di avere avanzato per primo l’idea di eliminare i capi lista bloccati e apre a chi propone di fare un passo in questa direzione. Come da copione il ministro non cede alla tentazione di commentare i fatti giudiziari più caldi del momento. “Non commento le decisioni dei giudici”, dice sul caso genovese in salsa pentastellata.
Lo stesso vale per il “caso Consip” che non deve mettere in discussione la fiducia nella giustizia. “È una vicenda nella quale non posso, e non voglio entrare, se non per dire che è una vicenda, per il profilo che emerso, inquietante”, dice. Qualcuno gli fa notare che tra un palazzone di cemento e l’altro a Librino si staglia anche la Porta della Bellezza, simbolo di legalità e bellezza. “La legalità deve essere emblematizzata – spiega Orlando – e i ragazzi che possono crescere in mezzo ai simboli della legalità hanno sicuramente un mezzo in più e un segnale positivo”, dice. Il passo preliminare per evitare di fare della legalità un feticcio vuoto è contribuire a creare cittadini titolari di diritti e doveri. “La cosa più bella è che voi impariate, non tanto cosa è la cittadinanza, ma come diventare cittadini”, dice il ministro ai ragazzi. Con lui al tavolo della presidenza ci sono il sindaco Enzo Bianco, l’assessore Angelo Villari, il deputato Giuseppe Berretta e il Prefetto Silvana Riccio. In platea ad ascoltare ci sono anche alcuni candidati all’assemblea nazionale e svariati supporter etnei, come Tania Spitaleri, le deputate Luisa Albanella e Concetta Raia, il consigliere Niccolò Notarbartolo. Insomma, parte dei gruppi che il 30 aprile tenteranno il tutto e per tutto per riconfermare il risultato ottenuto nei circoli. Il primo tempo è andato, il secondo si gioca tra la gente. Nel paese reale.

