CATANIA – Cinque mitragliatrici e una pistola, tra cui una Skorpion e una Uzi. Oltre a un silenziatore e varie munizioni. Questo il contenuto di un pacco intercettato a Marsiglia lo scorso anno dai carabinieri che era diretto a Malta. La società di spedizione Tnt segnala l’anomalo contenuto all’Arma che fa scattare l’inchiesta coordinata dal pm Rocco Liguori. A quel punto dopo che un altro pacco è stato bloccato nell’Isola del Mediterraneo scatta la perquisizione a casa del “mittente”, che altri non è Carmelo Piacente, storico esponente dei Ceusi di Picanello. Per tre mesi “il professionista” delle armi si rende irreperibile fino a quando un agente della Squadra Mobile in maniera (quasi fortuita) lo riconosce ad Aci Trezza e lo arresta. Piacente è finito sotto processo: il pm della Dda di Catania ha chiesto 8 anni di carcere per armi al Gup. La richiesta di pena è arrivata al termine dell’arringa dove il sostituto procuratore ha riassunto il quadro probatorio, che si è completato anche con una serie di intercettazioni in carcere durante la sua detenzione.
Ma andiamo per ordine. Piacente, già condannato per associazione mafiosa e armi e fratello di Giovanni “l’ergastolano”, avrebbe spedito a Malta almeno 4 pacchi. E ci sono sospetti che potrebbero essere anche cinque. Nella casa di Picanello i militari hanno trovato le ricevute e anche i depliant dell’azienda che produceva le armi da guerra modificate con un travertino che ottura la canna e le rende inoffensive. Piacente, dunque, acquistava su internet attraverso un sito della Repubblica Slovacca le pistole e poi toglieva il travertino inserito e le rendeva nuovamente funzionanti. A quel punto partiva la spedizione per Malta. Carmelo Piacente è uno “specialista” nel modificare arsenali da guerra: nel 2009 era stato trovato un vero e proprio laboratorio nel suo garage a Picanello, mentre a casa conservava kalashnikov.
Finito in carcere Piacente cerca in tutti i modi di evitare la detenzione. E cerca di ottenere il percorso di recupero con il Sert destinato ai tossicodipendenti. Per fare questo – emerge dagli accertamenti tecnici – cerca di spacciare nelle analisi le urine di un altro detenuto per le sue. In un altra occasione cerca di far sottoporre a controlli i capelli di un uomo che sapeva fare uso di droge, sempre facendo credere che fossero i suoi. Arriva anche a coinvolgere le figlie in questo piano: durante un colloquio chiede loro di fargli arrivare degli affettati oleosi cosparsi di cocaina. Tutto vano per Piacente, che era sotto stretto monitoraggio tecnico degli investigatori. Un aspetto questo – esaminato nella requisitoria da parte del pm – per evidenziare la pericolosità sociale dell’imputato.
Nella stessa udienza si è svolta l’arringa del collegio difensivo: i due avvocati hanno chiesto l’assoluzione per il loro assistito, o in subordine la continuazione di pena con altre condanne. La sentenza arriverà nella prossima udienza, fissata per il mese di giugno.

