Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella torna a Palermo, in occasione della cerimonia di inaugurazione del Castello Utveggio. Una presenza dal significato profondo e simbolico, soprattutto nella città che, oltre quarant’anni fa, fu teatro di uno dei lutti più dolorosi per la sua famiglia, per la Sicilia e l’intero Paese.
Il 6 gennaio 1980 il fratello Piersanti, presidente della Regione Siciliana, venne assassinato in un agguato mentre si recava a messa con la famiglia. Un delitto ancora oggi avvolto da ombre e interrogativi senza risposta. Piersanti stava conducendo un’opera di moralizzazione e modernizzazione dell’amministrazione regionale, contrastando i legami tra politica e Cosa Nostra.
Quel barbaro omicidio, che strappò alla Sicilia uno dei suoi amministratori più onesti e coraggiosi – considerato l’erede morale e politico di Aldo Moro – segnò una svolta decisiva nella vita di Sergio Mattarella.
L’impegno civile
In quel momento nasce il suo impegno civile e politico. Entrò nella Democrazia Cristiana animato dal desiderio, come il fratello, di rinnovare la politica dall’interno rendendola più trasparente, più vicina ai cittadini e intransigente contro ogni forma di mafia, corruzione e discriminazione.
Nel primo discorso di insediamento (3 febbraio 2015) Mattarella ha posto la lotta alla mafia e alla corruzione tra le priorità assolute del suo mandato definendo la mafia un “cancro pervasivo” incompatibile con la libertà e lo sviluppo. Dove c’è mafia c’è sottosviluppo e sopraffazione. Sostenne da subito che per sconfiggere la mafia occorre un impegno corale della società in ogni sua articolazione, non è solo questione di ordine pubblico.
Iniziò così un percorso segnato da coerenza e rettitudine esemplari. Più volte ministro, docente universitario di prestigio e fine costituzionalista Mattarella ha sempre incarnato il meglio della tradizione giuridica e istituzionale italiana. La nomina a giudice della Corte Costituzionale, poi, rappresentò un riconoscimento unanime della sua preparazione e del suo equilibrio.
Un punto fermo al Quirinale
È però al Quirinale che la sua figura ha assunto una statura nazionale e internazionale straordinaria. Eletto per due volte al Colle ha interpretato il ruolo con saggezza, misura e autorevolezza. Nel mezzo della turbolenta se non caotica vita politica italiana Mattarella è emerso come punto fermo: garante supremo della Costituzione, difensore instancabile dei suoi principi fondamentali da affermare sempre e verso chiunque, compresi coloro che cercano in Italia un porto sicuro fuggendo da guerre, torture e abusi.
Pur rispettando rigorosamente i limiti delle prerogative presidenziali la sua azione si è rivelata essenziale. Con interventi ponderati e messaggi di unità nazionale ha saputo rappresentare l’Italia intera al di sopra delle parti, conquistando una credibilità indiscussa sia in patria che all’estero.
La sua fermezza nei momenti di crisi, i suoi richiami alla pace, al dovere di solidarietà e accoglienza, la sua attenzione costante alla legalità e alla lotta al crimine organizzato, la capacità di dialogo e il profondo senso delle istituzioni hanno fatto di lui un Presidente amato e rispettato trasversalmente.
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L’affetto degli italiani
Oggi la stragrande maggioranza degli italiani guarda a Sergio Mattarella con stima sincera, riconoscenza e affetto. Rappresenta, per molti, l’esempio più alto di amore disinteressato per il Paese. In un’epoca segnata da divisioni e polemiche la sua serenità istituzionale e il suo attaccamento ai valori repubblicani costituiscono un patrimonio prezioso, anche per il futuro.
Mentre Palermo si prepara ad accoglierlo con la simpatia e la deferenza che merita, sorge spontanea una riflessione: sarà possibile, per il suo successore, essere all’altezza di una tale personalità? La figura di Mattarella resterà a lungo un modello di servitore dello Stato che ha dato, continua a dare, e darà ancora, tanto all’Italia, in particolare alla Sicilia e alla sua amata Palermo. Bentornato Presidente!




