La fede, il dolore e la resistenza civile del Presidente Mattarella

La fede, il dolore e la resistenza civile del Presidente Mattarella

Emiliano Abramo Caino abele
Decidi tu come informarti
su Google.
Aggiungi LiveSicilia
alle tue Fonti preferite
:
quando cercherai
una notizia, ci troverai.
AGGIUNGI
La nobiltà di un siciliano
LE IDEE - LA VISITA DEL PRESIDENTE
di
3 min di lettura

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella torna a Palermo e ogni volta che lo fa non è mai soltanto un Presidente in visita, piuttosto è un figlio che rientra nella casa dove ha imparato la politica nel modo più duro, più crudo, più irrevocabile.

Questa volta il ritorno coincide con il giorno dopo il suo compleanno: un dettaglio che sembra quasi un richiamo alla memoria, come se la sua storia personale e quella della Repubblica si toccassero ancora una volta.

Il rapporto con la Sicilia

Il rapporto tra il Presidente Mattarella e la Sicilia non è mai stato semplice, né romantico. È un legame fatto di luce e di ombre, di bellezza e di ferite. La Sicilia è la terra che gli ha dato tutto: la famiglia, la formazione, la fede, la vocazione civile.

Ma è anche la terra che gli ha tolto un fratello, Piersanti, assassinato dalla mafia il 6 gennaio 1980. Quella morte non va letta come un episodio, piuttosto è un punto di non ritorno. È probabilmente il momento in cui la politica diventa un dovere morale, è la frattura che ha trasformato un uomo riservato in un servitore dello Stato.

Il Presidente Sergio Mattarella però non ha mai usato quella tragedia come arma politica, non l’ha mai trasformata in un simbolo da esibire.

La Sicilia lo riconosce proprio per questo, perché la sua reazione non è stata la vendetta, ma la legalità; non la rabbia, ma la fermezza; non il rancore, ma la responsabilità. La Sicilia, che conosce bene il peso delle ferite, ha visto in lui un esempio raro: un uomo che non si è lasciato piegare dal dolore, ma lo ha trasformato in impegno.

La fede di un Presidente

Proprio qui che si è innesta il suo cattolicesimo civile. Non quello dei proclami, non quello delle identità brandite come scudi, non quello che usa la fede per dividere. Il cattolicesimo di Mattarella è un modo di stare nella polis: discreto, rigoroso, profondamente umano. Direi che è la convinzione che la politica debba essere un servizio, è l’idea che la dignità delle persone venga prima di qualsiasi strategia, è la fede che non si annuncia, ma si pratica.

La Sicilia, che ha sempre oscillato tra la tentazione del fatalismo e la voglia di riscatto, vede nel Presidente Mattarella un modello di quella moralità repubblicana che spesso le è mancata. Il Presidente Mattarella non è un santo laico, non un eroe, ma un uomo che ha scelto la disciplina invece del protagonismo, la sobrietà invece del clamore, la coerenza invece della convenienza. In un tempo in cui il Trumpismo e il Vannaccismo trasformano la complessità in slogan muscolari, la sua figura appare quasi controcorrente: un Presidente che non urla, non divide, non semplifica. Un Presidente che ricorda che la politica è un mestiere serio, che richiede studio, ascolto, misura.

Leggi anche

Castello Utveggio, venerdì 24 luglio la visita del presidente Mattarella

Compleanno del presidente Mattarella, gli auguri del governatore Schifani

Vigile del fuoco morto nel Nisseno, il cordoglio di Mattarella

La visita di Mattarella, dunque, non è solo un ritorno alle radici. È un ritorno alla ferita, alla memoria, alla responsabilità. È un gesto che dice che la Sicilia non è soltanto il luogo del dolore, ma anche il luogo della rinascita civile. Questa visita ci consegna un messaggio che attraversa l’Italia intera: la buona politica esiste, e non ha bisogno di clamore per essere autorevole.

Forse è questo il regalo che il Presidente Mattarella fa al Paese nei giorni del suo compleanno: ricordare che la politica può ancora essere un servizio, che la fede può ancora essere un motore etico, che la memoria può ancora essere un argine contro la barbarie. In un’Italia che spesso confonde la forza con l’aggressività, la sua sobrietà è la forma più alta di resistenza civile.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI