Scuto, il ricorso sul dissequestro |Udienza rinviata a maggio

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Il rinvio è stato causato dalla composizione diversa del Riesame. Intanto, mentre si aspetta la sentenza del procedimento sulle Misure di Prevenzione, pg e difesa hanno fatto ricorso in Cassazione. Il nome dell'ex re dei supermercati si trova anche in alcune pagine dell'ordinanza I Vicerè.

Il caso giudiziario
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2 min di lettura

CATANIA – Ancora un rinvio. L’odissea giudiziaria dell’imprenditore Sebastiano Scuto, condannato per associazione mafiosa al clan Laudani, non ha mai fine. Questa mattina si doveva svolgere l’udienza davanti al Tribunale del Riesame a seguito del ricorco avverso all’ordinanza di dissequestro dei beni ai familiari di Scuto. Il procedimento è stato aggiornato al prossimo 11 maggio perchè oggi il collegio era in una composizione diversa. In aula era presente il Pg Miriam Cantone e gli avvocati della difesa, Giovanni Grasso e Guido Ziccone, accompagnati dal loro assistito.

Intanto si attende il deposito dell’ordinanza della Corte d’Appello di Catania, presieduta da Costa, per il procedimento sulle misure di prevenzione (l’accusa ha chiesto la confisca) che si è concluso a fine gennaio.

Il processo penale, invece, torna nuovamente in Cassazione. Un doppio ricorso: quella della procura generale e della difesa. Nel ricorso firmato dal procuratore generale Salvatore Scalia e dal sostituto Rosa Miriam Cantone si muovono perplessità in merito alla sentenza d’appello della seconda sezione penale. L’accusa ritiene che sarebbe stato utile sentire il pentito Francesco Franzese, che avrebbe potuto “blindare” l’ipotesi dell’espansione palermitana del fondatore del gruppo Aligrup. E dall’altro l’accusa insiste sulla confisca di tutto il patrimonio di Scuto e dei familiari e contesta la scelta di limitare il provvedimento a 15 milioni di euro di patrimonio dell’azienda. La sentenza sarebbe carente per gli avvocati Grasso e Coppi (firmatari del ricorso) su quanto aveva chiesto la Corte di Cassazione su precisa indicazione della difesa.

La vicenda giudiziaria di Sebastiano Scuto, che dura da oltre un decennio, viene ripercorsa anche in alcune pagine dell’ordinanza I Vicerè, l’operazione che lo scorso febbraio ha colpito duramente la famiglia Laudani, il clan a cui l’imprenditore sarebbe legato. In un’intercettazione il patriarca Sebastiano Laudani, durante un colloquio in carcere, commentando le rivelazioni di Giuseppe Di Giacomo (collaboratore di giustizia ed ex reggente) sembra sollevato su quanto avrebbe detto “per Scuto”. Per l’autorità giudiziaria è chiaro il riferimento all’imprenditore puntese. In alcuni verbali (contenuti sempre nell’ordinanza) di Giuseppe Laudani (il superpentito dell’inchiesta I Vicerè), l’ex boss parla della fornitura di carne ai supermercati di Scuto da parte dell’azienda amica “Sicula Carni”. Una fornitura che sarebbe durata fino al sequestro dell’autorità giudiziaria. Nuovi intrecci che si aggiungono a un caso che sembra destinato a non chiudersi. La fine (giudiziaria) potrebbe arrivare dalla Corte di Cassazione.

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