Assinnata, il boss del "bacio" |L'alleato paternese dei Santapaola

Assinnata, il boss del “bacio” |L’alleato paternese dei Santapaola

Sarebbe Domenico Assinnata, l'esponente della criminalità organizzata a cui era dedicato "l'inchino" e "il bacio" delle varette di Santa Barbara a Paternò.

il profilo criminale
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CATANIA – L’inchino e il “bacio” delle due varette di Santa Barbara sarebbero stati dedicati (secondo fonti investigative) a Domenico Assinnata, finito in carcere lo scorso aprile per una condanna definitiva per estorsione e rapina. A Paternò, forse, non ha bisogno di presentazioni: Assinata è considerato il reggente del clan che porta il suo nome e che storicamente è legato ai Santapaola di Catania. Per comprendere lo spessore criminale del boss paternese basta pensare che è finito dietro le sbarre (arrestato dai carabinieri) per azioni criminali commessi fin dal 1998.

Il nome degli Assinnata viene legato a stretto giro dal punto di vista mafioso agli Alleruzzo. Insieme costituiscono il fronte di cosa nostra che si contrappone ai Morabito -Rapisarda, frangia referente dei sanguinari killer dei Laudani. Le due famiglie si sono rese protagoniste di una faida a colpi di pallottole fermata grazie all’operazione En Plein dei Carabinieri di Catania che nei primi mesi del 2015 hanno eseguito i fermi disposti dalla Procura di Catania nei confronti di 16 persone. Le manette scattano ai polsi dei componenti dei due gruppi criminali che avrebbero ingaggiato una vera e propria guerra di mafia. Una scia di sangue partita con l’omicidio di Salvatore Leanza, divenuto il punto di riferimento per gli Alleruzzo. La citta etnea era ripiombata nel clima di tensione degli anni ’90.

E si ricorderà che anche per la morte di Turi Leanza (detto Padedda) c’era stato un corteo funebre tipico delle “manifestazioni del potere mafioso”: il feretro portato a spalla, l’applauso e il suono dei clacson di scooter e auto al passaggio della bara ai “4 canti” della città. Per non dimenticare, lo striscione sotto casa del boss assassinato. A Paternò sembra permanere questa cultura “ossequiosa” e “riverente” nei confronti dei personaggi criminali. Ma il grido di condanna e ribellione della comunità paternese è forte, anzi fortissimo.

A Paternò con gli arresti eccellenti degli ultimi mesi si sono creati vuoti di potere mafioso che attraggono le ambizioni criminali delle giovani leve di Cosa nostra ancora a piede libero. La morsa degli inquirenti, però, è rimasta pressante. La dimostrazione è la segnalazione immediata di quanto accaduto durante le celebrazioni della santissima patrona da parte dei Carabinieri alle autorità. Il Questore ha risposto con un provvedimento che non lascia spazio alla tolleranza: un chiaro segno delle istituzioni contro le vili celebrazioni (o pseudo tali) della mafia. Anche a quelle che possono avere un minimo riferimento, un minimo legame, anche solo l’odore. Gli investigatori non indietreggiano di un passo: il monitoraggio oggi ha lo scopo di comprendere chi siederà nei posti lasciati vacanti da coloro che sono finiti dietro le sbarre. Sia i Laudani che i Santapaola non lasceranno sguarnito un territorio come Paternò. Intanto si sarebbero mossi altri clan catanesi alla conquista della terra sotto l’ombra del castello normanno: secondo le rivelazioni di un pentito sarebbe stata creata una cellula paternese dei Mazzei.

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