Caporalato, Cgil: "Tardivo |l'intervento del Ministro Martina"

Caporalato, Cgil: “Tardivo |l’intervento del Ministro Martina”

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"Se fosse stato ascoltato per tempo il nostro grido d’allarme – affermano Rota e Mannino – probabilmente non saremmo giunti a fatti così drammatici".

settore agricolo
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CATANIA – Intervento del Segretario Generale della CGIL di Catania, Giacomo Rota, e del Segretario Generale della FLAI-CGIL (Federazione Lavoratori AgroIndustria) catanese, Alfio Mannino, in merito alla questione “caporalato”, alla luce dell’attuale dibattito innescato dalle tragiche morti di alcuni braccianti nelle campagne del Sud Italia, in seguito alle quali il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina ha parlato di “caporalato da combattere come la mafia”.

“Apprezziamo le parole del Ministro Martina, ma le giudichiamo tardive”, dichiarano congiuntamente Rota e Mannino. “Se fosse stato ascoltato per tempo il nostro grido d’allarme – proseguono i due sindacalisti – probabilmente non saremmo giunti a fatti così drammatici ed avremmo norme in grado di combattere il caporalato ed ogni forma di illegalità nel mercato del lavoro agricolo. Il governo nazionale, piuttosto che concentrare la sua attenzione sul Jobs Act e sulla riduzione dei diritti, avrebbe fatto bene ad adottare quelle misure idonee ad incidere sulle condizioni del lavoro. A questo punto sollecitiamo il Ministro Martina ad indicare gli strumenti da mettere in campo per combattere efficacemente le irregolarità che riguardano l’attività bracciantile.

La CGIL e la FLAI di Catania – aggiungono Rota e Mannino – da tempo si battono affinché si giunga ad una regolamentazione efficace e lo hanno fatto con iniziative originali quali il docufilm “Terranera”, inchiesta sulle condizioni di vita e di lavoro nelle campagne del catanese, e con proposte innovative ad integrazione di quelle elaborate in sede nazionale.

Riteniamo che una regolamentazione adeguata al drammatico problema che stiamo vivendo debba contenere norme che prevedano: l’estensione del reato di caporalato all’imprenditore che ne trae vantaggio; l’estensione delle misure di prevenzione patrimoniale antimafia agli imprenditori che si avvalgono dei caporali nel reclutamento della forza lavoro; il finanziamento dei programmi per la tutela delle vittime di grave sfruttamento lavorativo per sostenere chi denuncia i propri sfruttatori; il ritorno al collocamento pubblico in agricoltura con l’incontro in luoghi pubblici della domanda e dell’offerta di lavoro; l’applicazione degli indici di congruità, per fissare la forza di lavoro necessaria in base alle tonnellate di prodotto.

La CGIL e la FLAI di Catania fanno appello alla Regione Siciliana, già da tempo da noi sollecitata – sottolineano i Segretari della Camera del Lavoro e del sindacato dell’AgroIndustria –, affinché in tempi brevissimi avvii un tavolo in grado di affrontare una tematica così drammatica per quel che attiene le competenze del governo siciliano, anche in materia ispettiva, adottando alcuni provvedimenti a “costo zero”, in grado di dare risposte positive alle tematiche in questione come l’incontro fra domanda e offerta lavoro in luogo pubblico, e la razionalizzazione del personale con l’individuazione delle figure che possano rafforzare gli organi ispettivi.

Nelle prossime settimane solleciteremo ulteriormente il governo allo scopo di stringere i tempi e giungere celermente all’adozione di quelle misure in grado di dare risposte efficaci già all’inizio della campagna di raccolta degli agrumi, prevista per novembre, che consentano alla Sicilia di poter contare su strumenti efficaci che riescano a impedire il ripetersi di fenomeni noti, quali il caporalato e le altre forme di sfruttamento dei braccianti nelle campagne. E proprio sul caporalato attendono di essere discussi diversi disegni di legge; al perdurare dell’immobilismo – concludono Giacomo Rota e Alfio Mannino – saremo noi di Cgil e Flai a proporre un disegno di legge d’iniziativa popolare per sbloccare la situazione”.

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