A Palermo cani addestrati per bambini che temono il dentista

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Un Golden Retriever e un Australian Shepherd
L'INIZIATIVA
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1 min di lettura

PALERMO – Andare dal dentista, per i bambini, non è più un problema. Lo studio odontoiatrico palermitano Fazio, unico in Sicilia, ospiterà P.E.T. Smile (Psychological Emotional Therapy Smile), un progetto con interventi assistiti con cani per i pazienti fino a 14 anni.

L’iniziativa, della durata di tre mesi, è ideata dall’APS Pachamama, associazione fondata da Marianna Raneri, attiva da quasi vent’anni nel settore degli Interventi assistiti in più ambititi, tra cui quello sanitario e della giustizia riparativa, e prevede la presenza di due cani certificati – un Golden Retriever e un Australian Shepherd (Aussie) – condotti da coadiutori qualificati.

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A fare da apripista al progetto nello studio Fazio è stata Silvia, piccola paziente alle prese con l’estrazione di due dentini, rassicurata da un docile pastore australiano. Il progetto è ospitato in un’area dello studio, in via Garzilli, appositamente individuata e dichiarata idonea da un medico veterinario che ha certificato sia l’ambiente che i cani che i coadiutori.

La presenza strutturata del cane in sala d’attesa – e in casi selezionati anche durante la seduta – ha l’obiettivo di favorire la serenità emotiva del piccolo paziente, riducendo ansia e resistenze. Gli interventi, infatti, si basano su una relazione guidata e controllata tra persona, animale e professionisti formati, con effetti positivi documentati in diversi contesti terapeutici ed educativi. Il progetto prevede una stretta sinergia tra l’equipe dello studio odontoiatrico e gli operatori di Pachamama APS: odontoiatra, coadiutori del cane, veterinario e responsabile di progetto lavoreranno insieme per accogliere i bambini in un clima più disteso e rassicurante. “Accogliere questo progetto è per noi motivo di orgoglio – dice il dottor Gioacchino Fazio, titolare dello studio insieme ai figli Massimo e Marco -. Crediamo in una cura che tenga conto non solo della tecnica, ma anche del vissuto emotivo del paziente, soprattutto quando si tratta di bambini”.

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