Acqua, il Pd di Catania: "Serve un gestore unico pubblico"

Acqua, il Pd di Catania: “Serve un gestore unico pubblico”

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Dopo il fallimento della Sie, la proposta dem per cambiare il modello di gestione
FESTA DELL'UNITà
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CATANIA – “Dopo il fallimento della gestione della Sie, Servizi idrici etnei, serve un cambio di modello. Il Partito democratico propone un gestore unico, interamente pubblico, per il servizio idrico della provincia di Catania, mettendo a sistema competenze e professionalità già presenti sul territorio, a partire dalle società in house”. La proposta è stata rilanciata dal Pd di Catania nel corso del tavolo tematico “Acqua bene comune. È tempo di cambiare”, alla Festa dell’Unità conclusasi ieri alla Villa Pacini.

La proposta del gestore unico“La nostra idea – ha spiegato il segretario provinciale Giuseppe Pappalardo – è una grande utility dell’acqua: pubblica nella proprietà, industriale nella gestione. Un soggetto solido e competente, capace di programmare investimenti e intercettare risorse europee, nazionali e regionali”.

All’incontro, moderato dal giornalista Antonio Leo, hanno partecipato anche Maria Grazia Leone, presidente dell’Assemblea del Pd di Catania; Ignazio Puglisi, sindaco di Piedimonte Etneo; Quintino Rocca, sindaco di Aci Sant’Antonio; Concetta Raia, ex deputata regionale; Tania Spitaleri, componente della segreteria provinciale; Mauro Petralia, consigliere comunale di Bronte, e Costantino Ragonese, segretario cittadino del Pd di Catania.

Investimenti e sostenibilità “Il piano degli investimenti supera i 3 miliardi di euro – ha aggiunto Pappalardo – e non può ricadere direttamente sui comuni. Servono solidità finanziaria e capacità industriale per affrontare gli investimenti nel lungo periodo”.

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Tra le priorità indicate dal Pd ci sono la riduzione delle perdite, la sostituzione delle condotte obsolete, la depurazione, la digitalizzazione e il risparmio energetico.”La sostenibilità economica deve accompagnarsi a quella sociale. Non possiamo scaricare sulle famiglie il costo di decenni di mancati investimenti. Il nuovo gestore dovrà essere valutato attraverso risultati misurabili e trasparenti”.

“Acqua pubblica – ha concluso Pappalardo – non significa acqua gestita dalla politica. La politica deve fissare gli obiettivi e controllare i risultati; la gestione deve essere affidata a competenze tecniche e professionali”.


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