Le tappe per il Pd Sicilia: pace interna, poi primarie ed elezioni

Pd, l’imperativo è la pace interna per affrontare primarie ed elezioni

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PALERMO – Risolvere la lotta interna tra Anthony Barbagallo e le correnti contrapposte al segretario regionale per arrivare compatti alla sfida delle primarie nazionali con il M5s e guidare il campo largo siciliano alle prossime elezioni per la presidenza della Regione. Settimane impegnative all’orizzonte per il partito democratico siciliano. Diversi i nodi da sciogliere per i dem di Sicilia, chiamati a svolgere un ruolo da leader della coalizione in vista delle prossime scadenze elettorali.

Pd, primo obiettivo la pace interna

Il primo step è la risoluzione dei conflitti interni. che vanno avanti ormai da quasi due anni. Lo sa bene la segretaria nazionale Elly Schlein, che recentemente ha aperto il dossier Sicilia con il chiaro obiettivo di mettere fine alla litigiosità del partito nell’Isola. Il primo incontro con tutta la deputazione siciliana e con il responsabile organizzativo del partito, Igor Taruffi, è servito a mettere tutti attorno ad un unico tavolo. I segnali sono positivi e dalle varie anime in gioco si sono messe in azione le colombe della pace.

Barbagallo
Anthony Barbagallo, segretario del Pd Sicilia

Diverse le vie d’uscita possibili per riportare la pace all’interno del Pd siciliano: gli oltranzisti, molti dei quali compongono il gruppo parlamentare all’Ars, chiedono l’estromissione di Barbagallo ma questa eventualità viene esclusa categoricamente dai vertici nazionali. Possibile, dunque, che si vada verso un direttorio che affianchi il segretario nella gestione delle primarie nazionali e di quelle (ancora non certe) regionali.

Il nodo Regionali e l’incognita La Vardera

Arriverà poi il momento della elaborazione delle liste, vero snodo cruciale di tutta la questione. Prima di arrivare a questo step, però, bisognerà trovare il modo per uscire dalle sabbie mobili nelle quali il campo largo siciliano si è infilato: la scelta del candidato alla presidenza della Regione.

In casa dem nessuno si strappa i capelli per avere il ruolo di portabandiera alle prossime Regionali ma c’è da risolvere il nodo Ismaele La Vardera. Il leader di Controcorrente viaggia spedito verso la candidatura e chiede al resto della coalizione di seguirlo, forte di alcuni sondaggi commissionati dal suo movimento. Gli alleati, però, nicchiano e così toccherà al Partito democratico prendere l’iniziativa: primarie aperte o accordo tra tutte le forze politiche del campo largo, ben sapendo che la seconda ipotesi potrebbe non piacere a La Vardera che a quel punto potrebbe optare per la corsa solitaria.

Controcorrente La Vardera
Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente

Campo largo alle prese con il rebus Cateno De Luca

L’altro quesito da sciogliere riguarda poi il perimetro del campo largo. Una parte del Pd, infatti, dialoga apertamente con Cateno De Luca sperando di portare il sindaco di Taormina nel recinto del centrosinistra. Tra questi il deputato ragusano Nello Dipasquale, mentre lo stesso De Luca non ha nascosto la sua simpatia politica verso un altro esponente dem, Fabio Venezia, e verso il deputato del Movimento cinque stelle Luigi Sunseri.

Per Dipasquale De Luca vedrebbe bene il ruolo di assessore all’Agricoltura, per Venezia la delega ai Beni culturali. A Sunseri, invece, affiderebbe l’assessorato al Bilancio. L’ingresso di Sud chiama nord piacerebbe anche ai socialisti di Nino Oddo e ai renziani di Casa riformista. Le prove generali del dialogo si sono svolte a fine luglio a Marina di Ragusa, su iniziativa dei dem locali che fanno riferimento a Dipasquale, ma trova il secco ‘no’ da parte di Avs e di +Europa. L’eventuale accordo con De Luca, che intanto ha sganciato un’altra bomba sul centrosinistra (“se fanno le primarie partecipo”), porterebbe poi qualche problema anche in casa Pd, con la frangia messinese del partito in perenne lotta contro il fondatore di Sud chiama nord.

L’incontro di Marina di Ragusa tra Cateno De Luca e una parte del campo largo siciliano

L’agenda è quindi fitta di problemi da risolvere, ma il primo resta comunque la pacificazione del partito. La soluzione arriverà prima della fine dell’estate e sarà condivisa con la segreteria nazionale. Da qui si partirà, in asse con il Movimento cinque stelle, per tentare di costruire l’alternativa al centrodestra: nella speranza che quella tra le correnti non sia una semplice tregua ma una pace definitiva.

Il pericolo variazioni di bilancio nei rapporti interni al Pd Sicilia

In questo percorso stretto e accidentato i dem troveranno un ostacolo all’obiettivo finale: le variazioni di bilancio sul tavolo dell’Ars alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva. Il governo intende mettere a disposizione dell’Aula circa duecento milioni di euro per le proposte parlamentari. Il rischio è che si finisca per dibattere sul solito tema (mance sì, mance no) e che torni il maltempo nel partito.

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Un passaggio delicato per i dem che già nel passato aveva creato forti tensioni tra il gruppo parlamentare e la segreteria regionale. Da un lato la ‘realpolitik’, basata sulla necessità di ottenere risposte concrete per i territori alla vigilia di appuntamenti elettorali cruciali, dall’altro l’invito dei vertici del partito a non scendere a compromessi con il centrodestra. Il Pd dovrà trovare un punto di equilibrio tra le due esigenze, altrimenti la tregua assomiglierà sempre di più ad un fragile compromesso.

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