L’avvocato Luca Di Carlo – a ragione assai apprezzato e stimato tra i suoi colleghi, non solo a Palermo – è morto improvvisamente a 57 anni. In questo lunedì mattina, molti lo hanno salutato con affetto, nella chiesa di San Michele. L’Ordine di Palermo ha pubblicato un post toccante.
“Il Presidente, i Consiglieri dell’Ordine e gli Avvocati tutti del Foro di Palermo esprimono profondo cordoglio per la prematura scomparsa dello stimato Avvocato Luca Di Carlo – si legge – e, stringendosi al dolore della famiglia, rendono omaggio alla Sua memoria per l’incessante impegno profuso nella difesa dei diritti”.
Questo è quello che fa un avvocato – oltre certe spregevoli caricature di una minoranza incolta – difende il diritto e i diritti. Difende, cioè, la dignità delle persone. Ed è verissimo che Luca Di Carlo si è fatto onore nella sua professione.
Io ho conosciuto l’avvocato Di Carlo, quando era Luca e basta. Un adolescente degli anni Ottanta, studente del mitico corso B del liceo classico, ‘Giovanni Meli’. Ci eravamo ancora incontrati nel corso del tempo. Luca aveva mantenuto il suo sorriso, il suo garbo, la sua ironia.
L’ironia – così almeno era da ragazzi – la utilizzava per venire a capo di una timidezza, nata da una profonda sensibilità. Non era mai disincanto, né cinismo. Quel sorriso guardava le cose e le persone con affetto e con coraggio. Il garbo era connaturato nel carattere di una figura rispettosa, mite, ma pugnace, nella salvaguardia di un principio.
Luca, già tra i banchi, era considerato una specie di oracolo saggio, a cui rivolgersi per ricevere buoni consigli. Era generoso. C’era sempre per tutti. In chiesa c’erano i suoi amici da quei tempi. Maurilio e Pippo l’hanno ricordato. Marco ha assistito alla cerimonia con affettuosa commozione.
Lo ricordiamo non soltanto in memoria di quei giorni già perenni, perché eterni sono i sogni che li benedissero. Ricordiamo, con gratitudine, il ragazzo che, diventato uomo, non ha mai tradito il suo cuore.
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