PALERMO – “Non sono mai stato coinvolto nella strage di via D’Amelio né direttamente, né indirettamente. Mi accertai, dopo l’arresto di Scarantino, che lui non c’entrasse nulla con il furto della 126 e mi venne escluso. Per questo ero tranquillo che non sarei stato tirato in mezzo all’ inchiesta. Cosa che poi invece accadde”. Nega di essere coinvolto nell’uccisione del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta il boss mafioso Pietro Aglieri che sta deponendo al processo Borsellino quater. “Quando arrestarono Scarantino – aggiunge – capii che qualcuno stava costruendo prove contro di me e i miei: per questo chiesi di accertare che Scarantino, che conoscevo in quanto viveva nella mia borgata, non era coinvolto nel furto della 126 (auto usata per la strage ndr)”. Alla domanda se avesse mai parlato con Totò Riina delle accuse di coinvolgimento nell’eccidio rivolte a uomini del suo mandamento Aglieri ha risposto: “Certo non potevo andare da Riina a fare domande perché avrei dato per scontato che lui sapeva qualcosa. Ma a me di questa strage nessuno mi aveva parlato, quindi come avrei potuto dare per presupposto che lui aveva informazioni?”.
"Quando arrestarono Scarantino capii che qualcuno stava costruendo prove contro di me e i miei".
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