PALERMO – C’è un boss dal cognome pesantissimo nella recente storia di Cosa Nostra palermitana che rischia di perdere la potestà genitoriale. Vogliono togliergli il figlio, ha trascinato nei guai anche la moglie, ma è proprio da quest’ultima che è arrivata un’apertura che potrebbe cambiare il destino della coppia e del figlio minorenne.
Il mafioso del mandamento di San Lorenzo, che si estende da Palermo fino ad una fetta della provincia, ha finito di scontare la pena. Era stato condannato una prima volta, ma c’è ricascato. Nel suo caso, come in tanti altri, quasi tre decenni di carcere non sono stati rieducativi. Si spera che sia andata meglio nella seconda parentesi detentiva, ora che è tornato ad essere un uomo libero.
Il boss, la moglie e il figlio
La Procura per i minorenni di Palermo ha chiesto la decadenza della potestà genitoriale per marito e moglie. Troppo gravi i reati commessi dall’uomo, enorme il rischio di devianza per un figlio che cresce in un tale contesto. Da qualche anno esiste un’altra opportunità, il protocollo “Liberi di scegliere” con l’obiettivo di aiutare chi vive in contesti di criminalità organizzata di stampo mafioso e vuole affrancarsi. Deve volerlo davvero, però, ed essere pronto anche a cambiare città, ad andare via da Palermo. L’ultima parole spetta al giudice Nicola Aiello del Tribunale per i minorenni.
Cosa hanno detto i genitori
Per prima è stata convocata la madre che ha manifestato la volontà di avviare un percorso di legalità, accompagnata da consulenti ed assistenti sociali. Ha spiegato che assieme al marito, una volta libero, si sarebbero trasferiti lontano da Palermo per iniziare una nuova vita.
Poi il giudice Aiello è andato a chiederlo al boss quando era ancora detenuto. “Voglio che mio figlio non finisca in carcere come me, voglio il meglio per lui, mi fido di lei, è una buona madre”, ha detto.
“Liberi di scegliere”
Parole che aprono nuovi scenari per l’irredimibile boss, un capomafia arroccato nella logica criminale in cui ha sempre vissuto. Ha pagato il conto con la giustizia, ma deve dimostrare di essere cambiato per non smettere di essere padre. Sarà il giudice nei prossimi mesi a decidere sulla richiesta di decadenza della potestà genitoriale. Se ciò avvenisse il figlio sarebbe affidato ad una comunità.

