Alluvione a Scordia: l'ultimo saluto per Nello e Angioletta

Alluvione a Scordia: l’ultimo saluto per Nello e Angioletta

I funerali per i due coniugi travolti dall'acqua durante l'alluvione della scorsa settimana (Fonte immagine: Scordia.info)
IL LUTTO CITTADINO
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CATANIA – Ogni momento della vita lo hanno trascorso insieme ed è per questo che, nel giorno in cui tutta Scordia si stringe per salutarli nella chiesa del Gesù Redentore, i feretri di Nello Gambera e Angioletta Caniglia avanzano affiancati. I due, marito e moglie, sono l’uno accanto all’altro. Come vicini sono stati quel maledetto lunedì, tornando da Catania. Erano stati a trovare un’amico, ma la piena li ha sorpresi e per diversi giorni sono rimasti dispersi.

Il silenzio

Ad accoglierli una fila ordinata di persone di tutto il paese, silenziose e meste sul sagrato ancora umido di pioggia. A Scordia oggi è lutto cittadino, e dentro la chiesa in cui si svolgono i funerali in forma solenne sono accorsi i parroci di tutto il paese, il sindaco Francesco Barchitta con fascia e gonfalone ufficiale del Comune, i sindaci di Palagonia e Militello e tutte le autorità. Tutti aspettano Nello e Angioletta e nell’attesa fanno silenzio. Nessuna rabbia, nessun sentimento di ingiustizia manifesto. Solo una grande tristezza per quelle due vite così tranquille, 66 anni lui e 61 lei, inghiottite da qualcosa di troppo grande per poterselo spiegare.

Se esistono delle responsabilità, per le tre persone morte durante le alluvioni dell’ultima settimana di ottobre, lo accerteranno le due inchieste aperte dalle procure di Caltagirone e Catania. Ma oggi, come dice il vescovo di Caltagirone Calogero Peri nella sua omelia, è il giorno in cui tutti sono talmente smarriti da non sapere con cosa o chi prendersela.

Fonte immagine: Scordia.info

In fila sul sagrato, schierati, ci sono gli uomini e le donne della Protezione Civile e della Croce Rossa. Attendono anche loro il passaggio dei due cortei funebri, salutano in silenzio le due persone che hanno cercato per giorni nella speranza di una buona notizia. Loro divise sembrano un modo di dire che queste cose si seguono fino in fondo. Non ci si tira fuori solo perché il proprio lavoro è finito. Poi i corpi di Nello e Angelina entrano in chiesa per l’ultimo saluto. I funerali dovevano essere svolti da un’altra parte, ma alla fine si è scelto di spostarsi nella chiesa del Gesù Redentore perché ci sarebbe stato lo spazio per contenere in sicurezza tutte le persone che avrebbero voluto venire a portare un fiore. Le persone scivolano dentro e l’edificio, nonostante la sua grandezza, è pieno.

Si svuota un’ora dopo e il silenzio rimane lo stesso: nessuno applaude, nessuno alza la voce come accade a volte per morti di cui non ci si riesce a spiegare il motivo. Ci si fa il segno della croce, e le bare dei due coniugi, sempre affiancate, vengono caricate sulle auto.

“La natura da alleata a nemica”

Ci prova monsignor Calogero Peri, durante la sua omelia, a mettere ordine ai pensieri di tutti, a dare voce a quello che ancora è confuso: “Siamo qui riuniti per ribadire la nostra forza, il nostro coraggio, per non perderci d’animo, per non perdere il senso e la bellezza della nostra vita, per continuare ad andare avanti senza dimenticare l’insegnamento di questa tragica lezione. Siamo così smarriti che non sappiamo con cosa, con chi prendercela. Ci sono più domande che risposte: avremmo potuto fare qualcosa? Avremmo potuto evitare questi accadimenti, e conseguenze? Per molte persone queste domande restano sempre risposte, e anch’io mi chiedo: ‘Non potevo intervenire, non potevo fare qualcosa?’, ma anche questa domanda resta avvolta nel mistero”.

Il vescovo di Caltagirone guarda in una direzione precisa, quella degli eventi troppo grandi per spiegarseli come gli alluvioni e le catastrofi naturali. Ma non offre soluzioni, vuole un impegno: “Questo non è il momento né il luogo in cui facciamo analisi e troviamo colpevoli, ma a tempo e luogo debito queste analisi le dobbiamo fare per non continuare a piangere morti così. Perché è vero che c’è la tragicità, ma forse un po’ di responsabilità c’è, e da parte di tutti. Non possiamo continuare a parlare e discutere e poi continuare a maltrattare, sfruttare, violentare la terra. Non possiamo continuare a parlare, a blaterare parole, e poi farci prendere dall’amnesia per le parole che abbiamo detto. O ci decidiamo, o davvero accadrà l’imprevedibile, il punto di non ritorno. È tempo di fare sul serio, perché il conto che la natura è talmente salato e evidente che non possiamo più disattenderlo”.

“Ce la prendiamo con il destino e il fato – continua Monsignor Peri – ma dobbiamo prendercela con noi stessi, ciascuno per le cose che non ha fatto, per gli impegni che non abbiamo portato avanti. Oggi è difficile intonare il Laudato sì o mio Signore, perché la madre terra da alleata è diventata nemica: questo è oggi il dramma”.


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