PALERMO – “Almaviva tra Palermo e Catania conta 6 mila addetti. Bisogna trovare subito un percorso condiviso per riportare la vertenza a un tavolo nazionale”. E’ quanto ha chiesto oggi il segretario Slc Cgil Palermo Maurizio Rosso all’incontro in Prefettura ottenuto in occasione dello sciopero proclamato da Cgil, Cisl, Ugl e Uil per contrastare il piano di esuberi annunciato dall’azienda, che darebbe un taglio nella sede di Palermo a circa 2 mila unitá su 3.400 operatori in totale tra lavoratori a tempo indeterminato, al 70 per cento in part time, e Lap. Tutto il personale da 4 anni va avanti con gli ammortizzatori sociali. Circa 2 mila i partecipanti questa mattina al presidio in via Cavour, mentre sul posto sono arrivati anche il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore alle Attività produttive Giovanna Marano. I sindacati hanno denunciato la totale assenza del governo regionale dalla vertenza. “Almaviva rappresenta il settore dei servizi del futuro, potrebbe essere il volano dello sviluppo in Sicilia con una politica industriale che contempli l’applicazione della normativa già esistente come il 24 bis e le clausole sui cambi di appalto, oltre ai percorsi di riqualificazione del personale. Una follia, perdere quest’opportunitá”, ha aggiunto Rosso. “Condanniamo la scelta unilaterale dell’azienda che danneggia i lavoratori e sta condannando il sito di Palermo a una lenta agonia – aggiunge Massimiliano Fiduccia, Slc Cgil Almaviva – Il governo regionale continua a essere assente rispetto ad altri governi regionali più attenti del governo Crocetta. In Veneto, Puglia e Reggio Calabria i governi si sono dati da fare per risolvere le vertenze rispettivamente di Electrolux, Teleperformance Italia e InfoContact. Da noi tutto tace”.
“Abbiamo rappresentato la mancanza di regole nel settore telecomunicazioni, nonché il mancato rispetto dell’articolo 24 bis – dice Claudio Marchesini dell’Ugl – abbiamo evidenziato il problema sociale perchè migliaia di persone rischiano il posto di lavoro e sollecitato il prefetto ad agire attivamente con il governo e con la regione. L’incontro è stato preceduto da un intervento del sindaco Orlando che si è fatto portavoce delle istanze dei lavoratori e che insieme al prefetto chiederá l’incontro alla presidenza del consiglio. Il prefetto ha ben compreso i problemi di settore e aziendali (abbiamo due commesse in bilico Enel e Tim) ed ha comunicato che immediatamente si relazionerá con il sottosegretario De Vincenti e con la regione. Circa le tempistiche ha comunicato che entro la prossima settimana avremo notizie”.
“Alla preoccupazione grave manifestata oggi dalle lavoratrici e dai lavoratori di Almaviva con lo sciopero odierno, si associa la preoccupazione dell’amministrazione comunale – dicono il sindaco Orlando e l’assessore Marano – Per questo, l’obiettivo primario è la salvaguardia dei livelli occupazionali insieme alla ricerca di una prospettiva che consolidi il settore produttivo dei call center di cui Palermo, per quantità e qualità delle lavoratici e dei lavoratori impiegati oltre che delle imprese presenti, ha un orgoglioso primato”.
“Il vuoto normativo, l’assenza di un’adeguata politica industriale e la mancata applicazione delle norme per quel che concerne le delocalizzazioni rischiano di portare al collasso dell’intero comparto dei Call Center. In particolare nel Sud il rischio concreto è l’estromissione dal mondo del lavoro per migliaia di persone”. Cosi il deputato siciliano Erasmo Palazzotto di Sinistra Italiana sul sit in dei lavoratori Almaviva che si è svolto stamane davanti alla Prefettura di Palermo. “Ad aggravare la situazione- prosegue Palazzotto- anche la totale assenza del governo regionale, che sembra disinteressato a svolgere un ruolo nella difficile trattativa, mentre appare chiara la strategia di Almaviva interessata ad ottenere solo ulteriori riduzioni dei costi per il personale e proseguire con la smobilitazione dal terroritorio siciliano già fortemente colpito da disocuppazione e impoverimento”. Per Palazzotto “Occorrono urgenti interventi legislativi per contrastare il fenomeno delle delocalizzazioni e una seria politica industriale sul settore. Il silenzio della politica, in questi anni, ha consentito un vero e proprio far west in cui a pagare sono sempre e solo i lavoratori del comparto”.

