Amat, ancora conti in rosso| Controlli a tappeto sui "portoghesi"

Amat, ancora conti in rosso| Controlli a tappeto sui “portoghesi”

La pubblicità natalizia dell'azienda sulle pensiline in città

La prima semestrale fa segnare un rosso da 3 milioni. M5s: "Relazione imbarazzante".

PALERMO – Poco personale, molti servizi e un tram che in sei mesi è costato quasi sei milioni di euro e che resta un macigno sulle spalle dell’azienda. L’Amat ha firmato la relazione del primo semestre 2018, un documento arrivato soltanto a fine anno visto che il bilancio 2017 è stato approvato dal Comune di Palermo lo scorso novembre. Una cinquantina di pagine in cui la società partecipata di Palazzo delle Aquile racconta i suoi primi sei mesi di attività e in cui non manca di ribadire le sue richieste di aiuto.

A mandare in rosso i conti di Amat è sempre il tram che, ogni anno, costa oltre 11 milioni di euro e per i quali non c’è un corrispettivo previsto nel contratto. Ma a creare difficoltà all’azienda è anche la nuova normativa nazionale che impedisce di assoldare ancora gli autisti interinali che, finora, avevano garantito la produzione chilometrica e i servizi: servono, in pratica, nuove assunzioni per guidare autobus e tram.

Da gennaio a giugno 2018, l’azienda presenta un rosso da 3,1 milioni ma non mancano le sorprese. A essere in perdita, infatti, non è il trasporto, ossia autobus e tram, che fanno addirittura segnare un milione di attivo (i ricavi sono pari a 41 milioni), così come fanno segnare numeri positivi la Ztl (1,2 milioni di utile) e le zone blu (+683 mila euro). A essere in rosso sono invece la segnaletica (-15 mila euro), il servizio rimozione (-87 mila euro), car e bike sharing (-365 mila euro). A questi si sommano ben 5,5 milioni di semplici costi amministrativi e commerciali, per lo più il personale negli uffici, che non si riescono a coprire del tutto. Da qui i tre milioni di perdita.

Il contratto di servizio approvato a fine 2015, che avrebbe dovuto portare in pareggio i conti, in realtà ha creato buchi: la Ztl non ha fruttato i 30 milioni promessi, il tram neanche c’è, per non parlare del taglio dei fondi regionali (un milione ulteriore nel 2018). C’è poi da considerare il taglio di 29,5 milioni di disallineamenti e la somma di 18,6 milioni da restituire per chilometri mai effettuati che hanno inevitabilmente inciso negativamente sul bilancio 2017.

Tutto qui? No, perché c’è anche il contenzioso Tarsu sulle zone blu: quest’anno è stato notificato un nuovo avviso di accertamento, riferito al 2012, da 2,8 milioni che si somma a quello da 1,3 milioni dell’anno scorso, per il quale è pendente un ricorso in commissione tributaria, e a quelli dal 2005 al 2011 per quasi 22 milioni (anche su questi l’azienda ha fatto ricorso). Una vicenda spinosa, fatta di verdetti positivi e negativi e di continui ricorsi in Cassazione, ma in vista dei quali è stato accantonato un fondo da 4,9 milioni. Analoga vicenda per la Tosap, sempre sulle zone blu: anche qui una selva di ricorsi per accertamenti che superano i 50 milioni.

Infine qualche numero. Al 30 giugno l’azienda contava 1.472 dipendenti contro i 1.520 d’inizio anno. Il valore della produzione è aumentato di 1,1 milioni (+2%) e sono in aumento anche i ricavi da biglietti e abbonamenti per quasi mezzo milione; in miglioramento la raccolta pubblicitaria (+ 20 mila euro) e 150 mila euro in più arrivano dalla Ztl. In aumento pure le multe per chi viaggia senza biglietto: in sei mesi sono stati controllati 500 mila titoli di viaggio e il 25% degli abbonamenti.

“E’ una relazione imbarazzante e fuori dal tempo – dice il capogruppo del M5s Ugo Forello – Si cita perfino il piano industriale presentato nel 20176 e già bocciato dalla commissione Bilancio. Di fronte a una crisi senza precedenti dell’azienda, non ci sono atti concreti nell’affrontarla e c’è un ritardo di sei mesi nella presentazione del nuovo piano industriale che deve essere anche di risanamento. Chiediamo anche il piano del fabbisogno del personale: ci sono state dichiarazioni sulla necessità di nuovo personale, ma senza il piano il Comune non può capire come intervenire. Si vivacchia e si agisce senza un’adeguata progettazione. Aspettiamo di capire cosa spunterà nel secondo semestre e siamo già a fine anno: i tempi sono inaccettabili”.

“Il piano di risanamento, anzi di rilancio, il piano industriale e del fabbisogno del personale sono strumenti che meritano i necessari approfondimenti tecnici e anche sindacali – replica l’amministratore di Amat Michele Cimino – La situazione sicuramente non è facile, ma Amat è una società sana che nella prima decade di gennaio presenterà gli atti necessari a soddisfare le istanze dei palermitani”.


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