Amia, il giorno della verità| Attesa per oggi la sentenza

Amia, il giorno della verità| Attesa per oggi la sentenza

Il tribunale fallimentare dovrà decidere se salvare l'azienda, accettando il concordato preventivo, o condannarla al default. E 2500 dipendenti restano col fiato sospeso.

PALERMO – Sarà oggi il giorno della verità per l’Amia. Il tribunale fallimentare dovrà infatti esprimersi sul concordato preventivo messo a punto dal liquidatore Baldassarre Quartararo: ai giudici toccherà decidere se approvarlo, salvando così l’azienda e i suoi 2500 lavoratori, oppure bocciarlo condannando Amia e Amia Essemme al crac finanziario.

La società, infatti, negli ultimi due anni ha perso quasi 57 milioni di euro. Una voragine che i commissari straordinari, nominati dal ministero per lo Sviluppo economico due anni fa, non sono riusciti ad arginare: l’azienda oggi è in passivo, accumula debiti mese dopo mese e non riesce a sopravvivere nonostante uno stanziamento di oltre 100 milioni di euro l’anno. Per questo i commissari hanno chiesto altri venti milioni, scesi poi a otto per evitare i licenziamenti. Ma di questi soldi, fino ad ora, non c’è alcuna traccia: piazza Pretoria non li ha mai concessi e non sarebbero nemmeno previsti nello schema di bilancio allo studio della giunta. Una situazione di stallo, dovuta agli scontri tra Orlando e i commissari, che ha avuto finora come unico effetto l’avvio delle procedure di mobilità per 301 lavoratori.

Gli scenari possibili, a questo punto, sono due. Se il tribunale dovesse accettare il condato preventivo, un escamotage per rimborsare ai creditori solo una parte di quanto spetterebbe loro, allora l’azienda si salverebbe e tornerebbe sotto il controllo dell’amministrazione comunale, facendo uscire di scena i commissari. Palazzo delle Aquile farebbe entrare l’Amia nella società consortile, più volte annunciata, e metterebbe sul piatto gli otto milioni di euro in più. Oltre al 49 per cento delle azioni di Amg (che valgono circa 60 milioni), fondi Fas e beni immobili utili a ricapitalizzare l’azienda e già presentati al tribunale come garanzia.

Se i giudici, invece, bocceranno il concordato, per l’azienda non ci sarà più nulla da fare e scatterebbe il ricorso a licenziamenti ed ammortizzatori sociali per 2500 lavoratori. Una situazione che potrebbe divenire esplosiva, specie se sommata a quella della Gesip, e che causerebbe un effetto domino sulla raccolta dei rifiuti e la sicurezza sanitaria. Ma è anche vero che piazza Pretoria, più volte, si è detta fiduciosa sulla sentenza che arriverà in giornata. Una sentenza che terrà col fiato sospeso un’intera città.

 


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