Andrea Savoca, bimbo ucciso dalla mafia. Parla mamma Diana

“Il sangue di mio figlio addosso a me, ho perdonato i suoi assassini”

Andrea Savoca
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L'omicidio del piccolo Andrea Savoca. Parla sua madre
LA STORIA DI ANDREA SAVOCA
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PALERMO- L’ombra del dolore si mischia all’eco della speranza, nel salotto. Lì dove il volto di un bimbo mai cresciuto è il centro dell’amore che non è mai mancato. Lì dove Diana Seggio ha conservato le foto di suo figlio, Andrea Savoca, morto ammazzato a quattro anni.

Il delitto di via Pecori Giraldi

Era il 26 luglio del 1991, in via Pecori Gilardi, a Palermo. Il bersaglio dei killer – secondo quanto ricostruito – era il padre di Andrea, seduto in macchina, con il bambino in braccio. Giuseppe Savoca, rapinatore di Tir, aveva fatto uno sgarro a Cosa nostra, insistendo nella sua azione, nonostante la contrarietà dei boss. La mafia non perdonò. Diana sentì gli spari, scese le scale di corsa, era a casa di sua madre, per un breve saluto. La famiglia stava andando al mare.

Diana Seggio è una donna fortissima, nella sua normalità. Ha fronteggiato una sciagura immane. Ci è riuscita con immenso coraggio. Sorride, offre il caffè, osserva le foto. Trentacinque anni dopo, racconta. “Presi il bambino tra le braccia, sperando di salvarlo. Cominciai a correre, a urlare. Il sangue di Andrea mi finì addosso. Quando, dopo, tornai a casa, mi guardai allo specchio. La mia maglietta era tutta impregnata del suo sangue, del sangue di mio figlio. Ho avuto pietà di me stessa”.

Di Andrea, il piccolo innocente, si torna a parlare perché alla sua memoria sarà intitolato uno spazio verde in via Bazzano. Non siamo distanti, in zona Sperone, dal luogo dell’omicidio. La richiesta di intitolazione è partita dal Consiglio della seconda circoscrizione nell’ottobre 2023 con una mozione firmata dal consigliere Giovanni Colletti e del presidente Giuseppe Federico.

“La mafia genera morte”

Nel salotto ci sono anche altre foto. L’incontro di Diana con Papa Giovanni Paolo II (“Mi benedisse, non lo scorderò mai”). I figli Massimiliano ed Emanuela, sposati e, a loro volta, padre e madre (“Una benedizione del cielo, ragazzi meravigliosi come Andrea. Mi sono sforzata di trasmettergli il senso dello Stato”).

E c’è Diana che dice di sé: “Non ho meriti particolari, non me ne attribuisco. Mi considero una signora delle piccole cose, non di più. Non è stato semplice, mi hanno molto aiutata i miei genitori. Erano due grandi lavoratori, fruttivendoli alla Vucciria”.

“Dopo la tragedia – racconta – sono venuti ad abitare con noi. Hanno preso tutto sulle loro spalle. La storia di Andrea era stata un po’ dimenticata. Io sono riservata, parlo poco. Devo ringraziare i consiglieri per la mozione. E ringrazio la consigliera Teresa Leto, una donna straordinaria, empatica e sensibile, che mi ha inserito in un progetto di legalità del Comune. Queste iniziative servono per scuotere le coscienze. A Palermo si torna a parlare di mafia e intimidazioni. Ma la mafia genera soltanto morte”.

“Perdono gli assassini”

Siamo a due passi dai passi benedetti di Padre Pino Puglisi. “Una presenza eccezionale – continua Diana – io personalmente non l’ho conosciuto, però sento il suo esempio. Mio marito voleva cambiare vita. Mi ripeteva: ‘I bambini devono studiare, devono crescere sani’. I colpi che l’hanno assassinato hanno impedito la sua rinascita. E’ stato molto triste. Io ho perdonato subito i carnefici. Li perdono ogni giorno. Non banalizzo, ma sono stata toccata nel cuore da Gesù che perdonò in croce. Io mi sono sentita messa in croce. Perdono, ma ai mafiosi grido: convertitevi”. Parole che ricordano quelle profetiche di Papa Woytjla nella Valle dei Templi.

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Diana, prima del congedo, un’ultima volta, accarezza con lo sguardo l’immagine del figlio, un bimbo dagli occhi vispi con i capelli a caschetto. Così resterà in eterno per sua madre. Questa Signora delle piccole cose, dal cuore senza confini.

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