Essere Anthony Barbagallo, sia detto tra il faceto (il segretario del Pd siciliano è uomo di ironia) e, però, il serio, non risulta semplice. Ci vuole pazienza. Ti alzi la mattina, come Zico marcato da Gentile al Mundial, come Maradona che subì la stessa sorte. Pensi alla maglietta strappata di quelle icone mitologiche. Ma qui sono due gli incubi, non un rude avversario solitario. Uno è Ismaele, l’altro è Cateno. Infatti, gli incubi si chiamano per nome.
Tu sei messo lì che tenti di accudire il fragile campo largo. Lo accompagni, mano manuzza, come un figlio politico attraverso percorsi impervi. Ed eccoli. Ismaele (La Vardera) fa incetta di deputati. Non discute, non tratta, veleggia verso la candidatura per Palazzo d’Orleans, con o senza il centrosinistra.
Cateno (De Luca), ancora, non si capisce dove vuole andare a parare. Tuttavia, è vero quello che sostiene: ha il potere di spostare gli equilibri. Dunque…
E tu sei lì, mentre cerchi di turare le falle, in vertici che nulla possono decidere. Intanto, si stanno candidando praticamente tutti, tra accelerazioni decise e disponibilità che sono stati di avanzamento del lavoro. Tu sei lì che ti sgoli: “Il programma, i contenuti, i contenuti…”. Ma chi ti ascolta?
Peggio di peggio, se ti addentri fra le contraddizioni e i miasmi politici del Partito Democratico in Sicilia. Critiche legittime a parte, si coglie un rancore umanamente tenace. Ci sono ‘compagni’ che al semplice ‘Barba…’ scattano con l’istinto del solito Gentile, quando vedeva una maglietta avversaria. Non ti perdonano nemmeno quello che, oggettivamente, non hai commesso. Oltretutto, il grande Claudio marcava i giocatori dell’altra squadra, non della sua.
Essere Anthony Barbagallo ha pure i suoi vantaggi. Soprattutto, se sei talmente abile – e lo sei – da attraversare senza sdirrubbamenti le stagioni più rissose. Un risultato appare prevedibile: qualunque sia il risultato delle prossime elezioni regionali, resterai in sella ancora una volta.
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