Buonasera, onorevole Antonello Cracolici, lei sarebbe disponibile a candidarsi per il centrosinistra alla presidenza della Regione?
“Dunque, l’intervista è principalmente su questo?”.
Certo, la risposta sarà il piatto forte. Lei è un politico di lungo corso, presidente della Commissione Antimafia. I numeri li avrebbe e il suo nome riecheggia nel toto-presidente. Cosa risponde?
“Sa, io ragiono così. Fare il presidente della Regione è una sfida da far tremare i polsi. Non siamo, con tutto il rispetto, al concorso per Miss Italia. Prima di considerare l’idea, si deve valutare come si intende agire, quale visione si ha. Io ho pensieri chiarissimi, a riguardo. Ma il tema è cosa fare e come farlo, innanzitutto. Vedo altri molto tranquilli…”.
A chi si riferisce?
“A nessuno in particolare. Però, lo dico al centrosinistra, o al campo alternativo, stiamo attenti. Proporsi alla carica di presidente della Sicilia non è una vetrina, né uno show. Prima si deve capire cosa proponiamo. Ecco, la mia risposta è questa, al momento. Non sarebbe saggio darne altre”.
Il centrosinistra corre troppo avanti?
“Il centrosinistra deve comprendere come costruire l’alternativa, innanzitutto nei contenuti. Non ci si candida per continuare a rappresentare l’opposizione. E voglio essere chiaro: non bastano nemmeno la questione morale e l’onestà che pure sono prerequisiti essenziali. Bisogna ragionare di sviluppo economico, di risorse, dei problemi veri di questa regione. Altrimenti…”.
Altrimenti?
“Altrimenti rischiamo ottime candidature-manifesto, destinate a soccombere. Persone degnissime, come Rita Borsellino, Leoluca Orlando, Anna Finocchiaro, Fabrizio Micari, sono stati sconfitti.… Devi proporre un modello di governo avendo concetti chiari. Non basta dire: chi governa non va bene. Chi governa ha avuto consenso, anche per realizzare questo scenario che è fallimentare. Una parte della Sicilia ha vissuto con nostalgia il modello Cuffaro e in alcuni casi lo ha rimpianto, spingendo la politica del governo a piegarsi alla strategia del galleggiamento, della intermediazione permanente, con comportamenti che, oltre ad essere reati, hanno minato la credibilità del sistema pubblico in Sicilia, allontanando le persone dalla politica. Noi abbiamo bisogno di mostrarci affidabili, credibili e competenti, in un progetto di reale cambiamento. Non di slogan vacui. Casomai concreti”.
Da dove comincerebbe lei?
“Negli ultimi quindici anni le elezioni regionali, in Sicilia, sono quelle con la più bassa partecipazione al voto. Un segnale che mi pare nitido. Affrontiamo il nodo della disaffezione. Liberiamo, con un programma serio, le forze sane, anche di chi è rimasto deluso da questa destra. Ma non suoniamocela da soli, dicendoci allo specchio che siamo i più belli per restare i più belli e perdere. Il mio slogan sarebbe: affidabilità e rigore. Se non conquistiamo quel popolo fatto soprattutto di giovani che ha battuto con il referendum anche in Sicilia il disegno della destra di smantellare la Costituzione, non riusciremo ad avere quella spinta necessaria a sostenere il cambiamento”.
Come scegliere il candidato? Primarie? ‘Conclave’?
“Le primarie funzionano se condivise. Abbiamo visto che esperienze passate si sono rivelate un tradimento, con candidati che si sfilano all’improvviso dopo aver perso le primarie e non si sentono vincolati. Vuole un altro slogan concreto?”.
Prego.
“Le primarie sono una festa di riconoscimento e di legittimazione di una leadership, non un gioco di società”.
Ritento: lei farebbe il presidente?
“Ho tanto entusiasmo e amo la Sicilia. A pensarci, mi tremano i polsi per la responsabilità, com’è giusto che sia. Ma nella mia vita non mi sono mai tirato indietro su nulla”.
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