Aricò: 'Il centrodestra trovi armonia, Faraone? Incoerente' - Live Sicilia

Aricò: ‘Il centrodestra trovi armonia, Faraone? Incoerente’

Il deputato di Diventerà Bellissima è pronto a duellare per prendersi la poltrona di sindaco di Palermo

PALERMO – I problemi: “Poca chiarezza reciproca fra i gruppi consiliari in questo momento di grande affanno per l’istituzione comunale”; e “lo scarso coordinamento nel parlare delle candidature a sindaco”. Coordinamento che invece, per #LivePalermo2022 – e qui siamo ai pregi dentro il centrodestra, secondo Alessandro Aricò, che nella nutrita lizza di candidati rappresenta Diventerà Bellissima –  “si avverte nel mettere a fuoco i problemi più onerosi che dovranno essere affrontati nel dopo Orlando”. Non risparmia frecciate né al sovraffollamento di aspiranti né a quelli che avrebbero la colpa di essere stati “i meno chiari finora”, come Davide Faraone: “Una candidatura che rivela una cosa certa: Faraone non può essere dei nostri. Semplicemente, non è logico, non è coerente, non è fedele alle storie di ciascuno”.

Tanti aspiranti sindaci, dalle vostre parti. Troppi, ne conviene? E come nasce la candidatura di Aricò, che di Diventerà Bellissima è pure capogruppo all’Ars?

“Aricò è proposta diretta del suo movimento il quale, giova ricordarlo, è reduce da passi organizzativi e politici non da poco: dai commissariamenti nelle province alle nuove responsabilità della cabina di regia di cui faccio parte insieme con Giusy Savarino e Giorgio Assenza. Una proposta naturale di una realtà politica che, più che mai, c’è e si fa sentire”.

Innegabile, tuttavia, che le mosse delle varie forze di coalizione siano interdipendenti e certamente guardino anche al peso del profilo regionale, con tutte le cariche più importanti da rifare all’inizio della nuova legislatura, se le cose andassero come vi augurate.

“Infatti nessuno lo nega. E le spiego il mio ordine di priorità di metodo per scegliere il nostro comune candidato per Palazzo delle Aquile. Le prime due hanno il pregio di mettere davanti alle persone, i programmi, messi nero su bianco prima di ogni altra cosa. Uno, un tavolo parli di programmi e quindi trovi la sintesi su un nome; due, le primarie, che io vedrei bene se dovesse arenarsi il primo metodo. Hanno il pregio di svelare i programmi in funzione stessa della scelta nominale. Nel 2017 eravamo pronti ad affrontarle per sostenere Nello Musumeci a Palazzo d’Orléans, non furono necessarie”.

E i sondaggi proposti da Scoma?

“Francamente non vedo la stessa efficacia della quale è convinto lui”.

Ci risiamo con la Regione: partite le grandi manovre per dosare, eventualmente, le cariche fra i partiti guida del centrodestra?

“Sulla ricandidatura di Musumeci non c’è da dosare nulla. Lui è il candidato naturale, e peraltro meritevole, del centrodestra per continuare a guidare la Regione. Piuttosto, evitiamole il più possibile, le influenze reciproche dei vari livelli elettorali e istituzionali. Niente dinamiche nazionali, aggiungo, a dettare la linea al difficile futuro di Palermo”.

E come si fa?

“Esempio: una cosa che rifiuto fin da adesso risolutamente, è qualsiasi refluenza delle trattative tra le forze politiche per il Quirinale sulle elezioni palermitane. La nostra è la quinta città d’Italia, merita scelte nette e libere. Ci stiamo lavorando già dentro questa consiliatura agli sgoccioli, con l’operazione verità da parte dei nostri consiglieri che hanno inviato alla sezione di controllo della Corte dei conti e all’assessorato regionale agli Enti locali una circostanziata nota ispettiva, tesa alla massima chiarezza sui conti disastrati del Comune, prima che diventi semplice materia da campagna elettorale. Noi lo stiamo facendo”.

Soltanto voi?

“Ecco, se devo trovare un neo al lavoro di sintesi, dico che preferirei più sintonia e coordinamento tra le forze di centrodestra presenti in questo consiglio. Non possiamo essere con la testa già, e soltanto, a maggio”.

Torniamo alla ressa di candidati. Che ne pensa delle strane manovre al centro?  Che senso ha la candidatura Faraone?

“Francamente, nessuno. Italia Viva è liberissima ovviamente di esprimere i nomi che ritiene opportuni, ma Faraone, sempre che si comprenda da che parte vuole stare, con noi non ha mai avuto e non ha nulla da spartire politicamente”.

Sta dicendo che se lo chiamano democristiano per strada, non si offende? A parte gli scherzi, ci aveva visto giusto Cuffaro quando già all’indomani delle ultime amministrative aveva evocato ipotesi di lavoro comune con Italia Viva?

“Dico che la sua storia nel Pd ha avuto come presupposto la militanza nelle file della sinistra pura, degli eredi del Pci, come per esempio pure Antonello Cracolici, che non ha mai rinnegato la propria identità. In quel partito, ancora per esempio, Peppino Lupo ha storia, estrazione differente, l’altra anima di quel partito. Io sono di centrodestra ma ho militato in An senza avere una storia missina. Che problema c’è a essere coerenti pur nella naturale evoluzione politica? Faraone non ci appartiene, no”.

La tocca piano, onorevole.

“Mi piace parlare con franchezza. Se è troppo o troppo poco parlare delle rispettive identità politiche, pensiamo allora a chi è stato a sostegno dell’amministrazione in carica e per quanto tempo. E diamoci risposte”.

Basta politica, o quasi. Parliamo di amministrazione concreta: il tram, la mobilità, i soldi che minacciano di salutare per sempre.

“Fui assessore nella giunta Cammarata che aveva puntato, prima in Italia, sulla metropolitana leggera automatica, che poi la penultima consiliatura a guida Orlando con una maggioranza bulgara, mandò in soffitta. Se sarà possibile dirottare di nuovo i fondi sulla mobilità sotterranea, lo faremo: rinunciarvi è stato un errore enorme. Ma la priorità è non perderli, quei soldi: se sarà bere o affogare, e malgrado il tram – che considero scelta valida per i collegamenti con la periferia e molto meno in centro – finora abbia deluso totalmente le aspettative, non ci resterebbe altro che mantenere i progetti”.


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