PALERMO – Tre arresti in quindici giorni. La storia di Manuela (il nome è di fantasia), 24 anni, racconta di una giustizia che sa essere comprensiva. È una ragazza a cui è stata data una nuova possibilità di disintossicarsi
Originaria di Reggio Emilia, il 24 settembre scorso, Manuela finisce agli arresti domiciliari perché ha violato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria disposto dal giudice Marina Petruzzella dopo che è stata sorpresa a rubare. Elegge il suo domicilio per la custodia cautelare in casa della zia. Non può andare dai genitori perché i rapporti sono ormai logori.
Neppure la convivenza con la parente funziona. Cinque giorni dopo, infatti, si presenta in commissariato. Ai poliziotti racconta che la zia l’ha messa alla porta. Il giudice Sergio Ziino non le applica alcuna misura cautelare. Dunque torna valida quella precedente degli arresti domiciliari.
Il primo ottobre sono i carabinieri ad arrestarla sempre per evasione. Durante l’udienza di convalida emergono i suoi problemi con la droga. È dipendente da crack. Il giudice Daniela Vascellaro ritiene opportuno che sia il Sert ad occuparsi della ragazza.
Nel frattempo è subentrato nella difesa l’avvocato Giovanni Di Trapani. Tocca a lui assisterla nell’udienza per il terzo e ultimo arresto: l’8 ottobre l’hanno sorpresa che rubava un paio di scarpe da uomo in un centro commerciale. Valore della refurtiva: 15 euro, che le servono per comprare la droga.
Il giudice Maria Ciringione ha convalidato l’arresto e accolto la richiesta dell’avvocato Di Trapani che nel frattempo ha dimostrato di avere fissato un incontro con gli operatori del Sert. Speriamo sia la volta buona. Altrimenti la giustizia dal volto umano dovrà essere inflessibile e la ragazza finirà in carcere.


