PALERMO- Quando Don Corrado si è scagliato contro l’indifferenza dei benpensanti e della politica, dalla chiesa dello Zen, gremitissima come lo stadio per una partita di cartello, si è levato quasi un boato simile alla reazione al gol del Palermo.
Le parole dell’arcivescovo Lorefice sono state punteggiate dagli applausi della parrocchia di ‘San Filippo Neri’, ‘sotto attacco’, dopo raid e danneggiamenti. Un’Epifania dedicata al quartiere. Una celebrazione solidale, con un’omelia memorabile, salutata da un fragoroso battimani alla fine.
Una giornata memorabile
Abbiamo ascoltato molte volte il Pastore di Palermo proporre riflessioni, di pari passo con un impegno concreto e quotidiano, capaci di scuotere cuori e coscienze. In questo caso siamo davanti a un picco di intensità forse mai raggiunto finora.
E’ stata una giornata da ricordare. Le voci dello Zen, le mamme che hanno raccontato il senso di una perdita, l’umiltà sorridente del parroco, don Giovanni Giannalia, che si è schermito, alla luce della memoria di Padre Pino Puglisi.
Tra corridoi e panche c’erano volti del quartiere, ma c’erano soprattutto palermitani ‘venuti da fuori’. Segno che è necessario piantare ogni giorno il seme della partecipazione.
Buoni e cattivi
L’arcivescovo ha tuonato contro i cattivi, definendoli “fifoni e codardi”, perché non c’è nessun valore nell’impugnare una pistola. Ma non ha lesinato stoccate ai ‘buoni’ in quelli che sono stati alcuni epicentri del suo discorso: “Allo Zen però si spara anche perché tutti abbiamo responsabilità. Tutti”.
Netto il riferimento: “a una politica di ieri e di oggi che ha creato e mantiene quartieri ghetto. Che non si pensa come servizio affinché tutti i cittadini siano destinatari dei diritti costituzionali. Frutto di una politica che non si pensa dal basso, a partire dai più poveri. Che non dà la parola ai poveri, che si fa strada servendosi dei poveri. Che concentra poteri e privilegi, quando non è anche connivente con organizzazioni mafiose”.
L’omelia di Don Corrado ha toccato le corde della vera politica, non faziosa, che ricerca il bene comune. Ogni tanto c’è chi accusa il vescovo di offrire ‘messaggi politici’. Lo sono, però nel senso migliore della ricerca di un orizzonte condiviso nella gratuità.
Nell’Epifania dello Zen abbiamo riconosciuto il suono di uno schiaffo salutare alla città dormiente che mette il vestito dell’impegno, quando conviene, quando vuole farsi vedere. Ed è proprio il tipo di sonno, con veglie intermittenti, che genera il vuoto di senso da cui nascono i mostri.
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