PALERMO – A maggio era stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Maqueda”, insieme ad altre dieci persone che da anni terrorizzavano la comunità del Bangladesh nel centro storico. Oggi, per il sorvegliato speciale Alessandro Cutrona, di 31 anni, scatta il sequestro del patrimonio per un valore di duecentomila euro.
Su proposta del questore Guido Longo, la sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo ha emesso il provvedimento eseguito dalla polizia: sigilli a due attività commerciali di via Calderai, ovvero una rivendita di casalinghi e prodotti in ferro e metallo e un internet point, oltre ad un’auto.
Cutrona, oltre ad essere considerato un affiliato di Cosa nostra, è stato condannato per rapina aggravata e lesioni personali in concorso nel 2005, e arrestato per estorsione aggravata dal metodo mafioso nel 2010. Secondo gli inquirenti Cutrona si occupava della “messa a posto”, per conto di Cosa nostra, come nel caso di una estorsione ai danni del titolare di un cantiere.
A maggio il suo coinvolgimento nel blitz che ha smantellato il gruppo che metteva a segno estorsioni e rapine ai danni dei negozianti bengalesi ed africani del centro storico: decine i reati aggravati dal metodo mafioso e dalla discriminazione razziale che gli investigatori hanno accertato. Le indagini avevano fatto venire a galla una serie di soprusi e intimidazioni alla gente del quartiere di Ballarò, ripetutamente minacciata e intimidita dalle richieste del pizzo. In quel periodo è stata segnalata alla squadra mobile l’esistenza delle attività commerciali riconducibili a Cutrona e in seguito agli accertamenti è scattato il sequestro dei suoi beni.

