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Cronaca

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Nuova pubblicazione di Zammumultimedia, la web tv dell'Università di Catania. Il documentario «ARIA» racconta immagini, voci e scritture venute alla vita negli anni trenta. Oggi sono abbandonate alla rinfusa in scatoloni dimenticati da tutti, insieme con cumuli interminabili di carte feroci e d’innocui registri. Immagini che non s’inscrivono nel genere della c.d. fotografia psichiatrica. In quelle lastre non è possibile intravedere la partitura ossessiva dei gesti, non c’è il segno di uomini in gabbia, né di abbandoni narcotici, non c’è alcun ritratto di corpi vuoti e dimenticati o di pensieri perduti e persi nel vuoto. In quelle fotografie non c’è nulla di tutto questo. Non c’è vita. Stanze vuote di ogni forma di vita, ombre di luci che si portano appresso il nitido profilo delle inferriate alle finestre, corridoi che scorrono infilati uno dopo l’altro, camerate lasciate in penombra, officine ancora pulite e ordinate. Un vero prodigio: è come se il manicomio si fosse riflesso su una lastra non per mostrarsi, ma per ammutolire — nelle loro effimere esistenze — gli uomini in carne e ossa che radunava giorno dopo giorno per la necessità della Scienza e per le urgenze della Sicurezza. Un congegno che per tanti decenni ha reso possibile ogni singola storia, ma che nella sua forma astratta avrebbe potuto raccoglierne mille volte tante di storie simili a quelle che ha veramente raccolto. Effetti di invisibilità: come se il manicomio, per potere vivere, si mettesse al riparo dal mondo sensibile velandolo sotto una nuda e muta superficie. Un soggetto sociale non antropomorfo che non si costituisce in rapporto agli individui concreti, ma che classifica e raduna gli individui che sono concretamente necessari al suo funzionamento. Per questa via il vivente resta impigliato negli esangui simulacri delle classificazioni. Nel frattempo sono al lavoro cerchie ristrette di individui che hanno il potere di certificare gli atti umani, che hanno il potere di dire la verità. Alla fine, si potrebbe dire — alla maniera di John Cage — che il brusio della follia risulta assordante quanto il silenzio che lo separa dai discorsi della ragione e della verità. In una stanza vuota, a pochi passi dai sedili dell’aria.

Francesco Migliorino è professore ordinario di Storia del Diritto medievale e moderno nell'Università di Catania. Edito nel 2006, il film è stato messo a disposizione della web tv dell'Università degli Studi di Catania per gentile concessione dell'autore.

Immagini: Archivio OPG Barcellona Pozzo di Gotto (ME), Archivio Prof. Aldo Madia (Barcellona Pozzo di Gotto), Archivio OPG Aversa.

Voci: Antonio Rapisardi.

Scritture: Archivio OPG Barcellona Pozzo di Gotto, Storie cliniche.

Editing video: Biagio Teseo.

Editing audio: Luigi Sambito.

Musica: John Gage, "Dream" (1948) e "In a Landscape" (1948), eseguita da Stephen Drury (BMG Records).

Si ringraziano: Nunziante Rosania, Maria Teresa Madia, Placido Bartolone, Massimiliano De Somma