PALERMO – I lavoratori ex Pip, oggi assunti nella partecipata regionale Sas, sono in stato di agitazione. L’innalzamento del livello della protesta è stato notificato dai sindacati con una lettera inviata al presidente della Regione, Renato Schifani.
Lavoratori ex Pip in stato di agitazione
Fp Cgil, Cisl Fp, UilFp, Ursas, Sadirs e Ugl Autonomie da settimane hanno acceso i riflettori sull’aumento delle ore degli stabilizzati. I lavoratori, infatti, sono stati assunti in questa legislatura ma con un contratto 25 ore. “Famiglie costrette a fare i conti con retribuzioni spesso inferiori alla soglia necessaria per assicurare una vita dignitosa”, dicono le sigle.

La norma bocciata in commissione Bilancio
Il nodo è stato anche alla base della rottura tra la deputata all’Ars, Marianna Caronia, e il centrodestra che in commissione Bilancio bocciò un emendamento dell’esponente di Noi moderati che puntava al traguardo del full-time per i lavoratori. Da quel momento Caronia non ha dato il suo voto alle variazioni di bilancio ch all’Ars stanno vivendo un percorso non poco complicato.
Schifani: “Valuteremo l’aumento delle ore degli ex Pip”
Ne nacque anche un primo appello dei sindacati al governo. Una lettera con una richiesta di convocazione. Schifani rispose alle polemiche: “Al momento opportuno, compatibilmente con le risorse disponibili, valuteremo ulteriori incrementi dell’orario di lavoro”.
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Sono passate due settimane di silenzi e così il pressing dei lavoratori ha portato alla proclamazione dello stato di agitazione della categoria. I sindacati chiedono ancora una volta di essere ricevuti dal governo e di conoscere “tempi e risorse” per il completamento del percorso degli ex Pip verso un lavoro a tempo pieno.
Sit-in davanti alla presidenza della Regione
All’orizzonte c’è anche un sit-in di protesta davanti alla sede della presidenza della Regione, in piazza Indipendenza, a Palermo. I sindacati parlano di “legittime rivendicazioni” da parte dei lavoratori ex Pip che “non possono continuare a rimanere inascoltate. Da qui la rinnovata richiesta di una convocazione da parte del governo, senza la quale “il percorso di mobilitazione – avvertono i sindacati – proseguirà”.




