Autonomie locali senza guida | Storia di un assessorato senza pace

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Crocetta ha scelto di tenere libera quella poltrona, assumendone l'interim. Finora da lì sono passati ben quattro assessori. Il quinto sarà il frutto di una nuova "verifica politica". Ma in quel settore le emergenze sono tante: dalle Province ai precari degli enti locali.

PALERMO – “La scelta sarà il frutto di una verifica politica”. Un’altra. C’è una poltrona vuota. E tale resterà ancora per giorni. Il presidente Crocetta infatti non ha ancora deciso chi piazzare al vertice dell’assessorato alle Autonomie locali e ne ha assunto l’interim, dopo il “rifiuto” di Antonio Fiumefreddo che ha preferito rimanere alla guida di Riscossione Sicilia. “Vedremo, voglio decidere con calma”, ha spiegato il governatore. Come se il rimpasto non fosse stato il frutto di giorni densi di incontri, vertici, dialoghi e faccia a faccia. E come se oggi un assessore alle Autonomie locali non fosse così necessario. Mentre la grottesca vicenda della riforma delle Province sembra non volersi concludere, e quando mancano meno di due mesi alla scadenza dei contratti di circa 24 mila precari degli enti locali.

Con calma, c’è tempo. Nonostante i comuni e le parti sociali protestino proprio contro la scelta del governatore di nominare undici e non dodici assessori. Conservando quella delicatissima poltrona per le nuove trattative politiche. Che coinvolgeranno quasi certamente i cosiddetti “cespugli”. Ma non solo. “Certo – ha detto Crocetta – parlerò con le forze politiche che sono rimaste al momento senza una rappresentanza all’interno della giunta. Ma anche con i partiti che al momento sono rappresentati. Sarà fatta una valutazione politica ampia”. Con calma, dicevamo.

Mentre ad esempio, proprio in queste ore, i Comuni sono costretti a mobilitare gli uffici per avviare l’iter delle elezioni delle cariche nei Liberi consorzi. Elezioni che non si svolgeranno mai. Perché la prossima settimana arriverà la revoca della data delle consultazioni previste per il 29 novembre. Mentre diverse forze politiche chiedono una ulteriore “correzione” della norma già pesantemente impugnata da Roma. Tutte operazioni che si compiranno senza un assessore. Il governatore vuole attendere. E capire a quale gruppo dell’Ars può “regalare” quella poltrona. Tra gli scontenti, gli esponenti del Psi-Megafono che hanno già chiaramente indicato Giovanni Di Giacinto, e quelli di Sicilia democratica che hanno scelto come proprio potenziale assessore Luisa Lantieri, assai gradita al presidente. Si vedrà.

Una cosa è certa. Quell’assessorato è senza pace. L’assessore che verrà, infatti, sarà il quinto in 36 mesi. Un record, tra tutti gli assessorati della Regione. L’ultimo a guidarlo, Giovanni Pistorio, infatti è stato confermato in giunta, ma destinato alle Infrastrutture. Era stato lui a prendere il posto di Ettore Leotta, del quale era stato fino al giorno prima il segretario particolare. La prima invece fu Patrizia Valenti, in quota Udc. Che si rivelerà tra i più longevi assessori di Crocetta. Nonostante qualche momento di crisi. Il primo, a poche ore dalla nomina, quando il presidente si accorse di una vicenda giudiziaria – poi risoltasi con l’archiviazione – che riguardava appunto il componente designato per la giunta. “La Valenti tragga le proprie conseguenze” arrivò a dire il governatore. L’assessore poi fu “virtualmente” messo alla porta anche in un secondo momento. In occasione del blitz col quale Crocetta nominò in giunta una sfilza di commissari della Sanità. Amici e fedelissimi, ovviamente, bypassando i partiti. La Valenti si rifiutò di partecipare a quella giunta a differenza dei colleghi Udc Ester Bonafede e Dario Cartabellotta. E la reazione del governatore anche in quel caso fu durissima: “È venuto meno il rapporto di fiducia”. Ma Crocetta ci ripenserà. Anzi, per usare le sue parole “perdonerà” Patrizia Valenti, che verrà nominata addirittura vicepresidente. Una parentesi breve.

Pochi mesi dopo è già il momento del “Crocetta ter”. Al posto della Valenti arriva Marcella Castronovo. Che polemizza subito con Mariella Lo Bello sul tema dei trasferimenti d’ufficio di un gruppo di dipendenti regionali per colmare le lacune al dipartimento formazione. Ma anche la parentesi della Castronovo, dirigente di altissimo livello di Palazzo Chigi sarà breve. Già nei giorni a ridosso del Natale 2014 le voci su un possibile, precoce addio si fanno sempre più insistenti. Al punto da gettare nello sconforto anche i sindacati, alla vigilia di scelte importanti, come quelle relative alla proroga da garantire a circa 24 mila precari degli enti locali: “La Castronovo è in carica oppure no? Crocetta vuole spiegarci con quale assessore dobbiamo confrontarci?” protestano le sigle. La risposta arriva a Capodanno. La Castronovo si dimette, per “motivi personali”. Ad appena due mesi dalla nomina.

Arriva come detto Ettore Leotta. Anche la sua esperienza però non sarà lunghissima. Appena cinque mesi, ma molto densi, visto che l’assessore dovrà affrontare il tema dei tagli destinati al personale regionale inseriti in Finanziaria dall’assessore all’Economia Baccei. Ma a porre fine all’esperienza di Leotta non fu il crollo dei rapporti col resto della giunta. Bensì quello del pilone del viadotto Himera. Un fatto che avrebbe reso impossibile per Leotta proseguire la “spola” quasi quotidiana tra Catania e Palermo. Così, tanti saluti al governo. Ironia della sorte, però, al suo posto arriva ugualmente un catanese: Giovanni Pistorio, allora segretario regionale dell’Udc, era anche il segretario particolare di Leotta. Nonostante i ripetuti “no” di Crocetta al coinvolgimento in giunta di uomini che avevano fatto parte delle passate esperienze di governo, l’assessore alla Salute di Cuffaro verrà scelto per la guida del delicato assessorato. A lui la patata bollente del confronto con le sigle sui trasferimenti dei regionali. Che si chiuderà con una rottura. Poi, ecco il solito inevitabile rimpasto. Pistorio va alle Infratrutture. Dove potrà occuparsi anche del pilone che pose fine all’esperienza in giunta del suo predecessore.

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