Baccei e la stretta sulle partecipate| Assalto al cerchio magico

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Stretta sulle società mangiasoldi nel piano dell'assessore. Si aspetta solo la firma di Crocetta, che nelle partecipate ha piazzato gli alfieri della "rivoluzione" in posti di comando. Come Antonio Ingroia, che torna ad assumere a Sicilia E-Servizi. E intanto la Corte dei conti...

PALERMO – Passa anche dal riordino delle società partecipate il pacchetto di misure che oggi la Sicilia presenta a Roma per convincere il governo nazionale di voler fare sul serio sul fronte del risanamento e ottenere così i fondi necessari per far quadrare il bilancio. Tra i più consolidati sprechi, infatti, il capitolo delle partecipate da anni è al centro delle promesse e degli impegni di tutti gli assessori regionali all’Economia che si sono succeduti da Lombardo a Crocetta. Fin qui, però, al netto dei proclami i risultati portati a casa sono stati modesti. Ma ora l’emergenza del bilancio può essere finalmente l’occasione per mettere il turbo. L’ultimo capitolo della telenovela risale al fine settimana, con l’ultimatum dell’assessore Alessandro Baccei, oggi con Rosario Crocetta a Roma per incontrare il governo nazionale. Secondi quanto riportato dalla stampa regionale, il piano di riordino di Baccei prevede infatti che le società regionali che non pubblicheranno sul proprio sito internet i dati relativi a incarichi, compensi e organi di vertice non riceveranno più un euro dall’amministrazione regionale. E che per restare in vita dovranno anche dimostrare, passaggio fondamentale, che i servizi svolti costano alla Regione meno di un eventuale affidamento ai privati. E per ultimo dovranno mettere mano ai bilanci e sanare i conti perché quelle che registreranno perdite per quattro anni su cinque saranno sciolte.

Sarà la volta buona dopo tanti annunci? E soprattutto, sarà d’accordo fino in fondo Rosario Crocetta, a cui spetta l’ultima parola, dopo che il governatore in questi anni ha fatto delle partecipate un avamposto del suo cerchio magico, piazzandovi uomini chiave della sua “rivoluzione”, da Antonio Ingroia (Sicilia E-Servizi) ad Antonio Fiumefreddo (Riscossione Sicilia)?

La riduzione del numero delle partecipate è stato una costante nel libro dei sogni di tutti gli ultimi assessori all’Economia. Ora però manca davvero poco per arrivare a un decreto del presidente della Regione che ridefinisca la galassia partecipate, costata solo nell’ultimo lustro alla Regione un miliardo e 300 milioni. Numeri monstre come quello dei dipendenti, ben 7.300, un esercito. E le assunzioni non finiscono mai dalle parti delle partecipate siciliane. È di questo fine settimana la notizia, riportata dal Giornale di Sicilia, di 30 nuove assunzioni a Sicila E-Servizi, la partecipata affidata da Crocetta ad Antonio Ingroia. Si tratta di personale specializzato che verrà selezionato da un’agenzia di lavoro interinale e che resterà in servizio per 22 mesi. Una chance anche per i sedici lavoratori a cui un anno fa l’azienda non aveva rinnovato il contratto, visto che in questa selezione è richiesta “adeguata competenza ed esperienza nello specifico settore della società”.

Dopodomani il presidente delle Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti Maurizio Graffeo sarà all’Ars in commissione Bilancio. E tra i ritardi che segnalerà a proposito del dolente capitolo dei conti c’è proprio quello della famosa riduzione delle partecipate da 34 a 11. Un cruccio per i magistrati contabili che a luglio nella relazione sul bilancio regionale indicarono nella riduzione delle partecipate una priorità e che già nei mesi scorsi convocarono il governo regionale in via Notarbartolo proprio per contestare il ritardo su questo fronte.

La stagione dei ritardi e dei rinvii ora potrebbe chiudersi. Il piano di riordino di Baccei ha già avuto l’ok della commissione Bilancio, e ora, fanno sapere dall’assessorato al Bilancio, la palla passa a Crocetta: manca solo la sua firma a un decreto presidenziale, poi dovrà pronunciarsi la Corte dei conti.

Il lavoro, intanto, prosegue anche sugli arretrati: da una parte con la dismissione delle quote di minoranza della Regione in varie società e dall’altra con la chiusura delle società in liquidazione (anche da vent’anni e passa): fin qui ne sono state chiuse cinque su dodici. Intanto, Baccei cerca di mettere ordine, anche con la circolare-ultimatum firmata dal ragioniere generale Sammartano che ha chiesto alle società di adempiere a una serie di obblighi sulla trasparenza.

Uno dei punti più delicati del piano di Baccei è quello dei bilanci in perdita per quattro esercizi. Dovranno cercare di chiudere senza perdite il bilancio 2015 Sviluppo Italia Sicilia, il Maas e il Parco Scientifico Tecnologico. Così come delicato è l’aspetto relativo al dovere di dimostrare che i servizi svolti costano alla Regione meno di un eventuale affidamento ai privati, come dovrà fare Sicilia E-Servizi per giustificare i sette milioni e mezzo erogati ogni anno dalla Regione. Sarà davvero la volta buona per mettere mano in modo definitivo a un bubbone che la stessa Corte dei conti ha definito uno “strumento elusivo di vincoli e divieti legislativi”? Il punto di partenza sarà la valutazione (risalente alla scorsa primavera) come di “indispensabili al perseguimento delle proprie finalità istituzionali della Regione”, che il governo ha assicurato a due partecipate: Sicilia e-Servizi e Riscossione, giusto le due società affidate da Crocetta a due alfieri della rivoluzione.

 

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