Racket e colpi di kalashnikov allo Cherì: Palermo, adesso basta

Palermo, adesso basta!

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Ancora un'altra intimidazione. Non è più possibile...
L'EMERGENZA RACKET
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1 min di lettura

Palermo, adesso basta! Qualcuno dica basta, tra Palermo e Roma, se ha la forza per imporsi. Altrimenti, si faccia in modo di acquisire gli strumenti necessari, evitando dichiarazioni muscolari, smentite dalle circostanze. Stop ai grandi discorsi e più concretezza. Palermo non ha bisogno di retorica, specialmente adesso. Palermo non si sana con le sfilate della politica, benemerite, se veramente solidali: devono seguire i fatti.

Palermo, adesso basta! L’ennesimo attentato al bar ‘Cherì’ segna un nuovo punto di non ritorno. Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. Ma è ancora Palermo, “Povera la nostra Palermo. Come difenderla?”.

La manifestazione di arroganza è massima: voi parlate pure – ecco il messaggio – mentre noi spariamo, incendiamo, intimidiamo. In mezzo ci sono obiettivi già noti. La repressione funziona, ma la prevenzione?

Palermo, adesso basta! Quegli spari nel buio sono un avvertimento alla paura, al coraggio, di tutti gli altri. A chi passa notti insonni, scrutando le telecamere di sorveglianza, a chi crede nella capacità dello Stato di salvaguardare gli onesti, a chi è imprenditore e non vuole piegarsi al racket, con le sue minacce. I colpi di kalshnikov creano un clima di terrore. C’è già chi si chiede: sarò io il prossimo? Dobbiamo subire il ricatto delle saracinesche abbassate, delle criminali ‘messe a posto’?

Lo scriviamo dall’inizio: attenzione. L’abbiamo detto subito: viviamo una emergenza che va affrontata con la piena consapevolezza. Ascoltiamo, in cambio, tante parole della politica, soverchiate dal rumore della violenza. Così, ripetiamo la nostra invocazione, non ci resta altro: Palermo, adesso basta! Qualcuno è in ascolto? Qualcuno sa cosa fare?

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