Benzina per l'avvertimento mafioso? |"No, era solo rimasto in panne" - Live Sicilia

Benzina per l’avvertimento mafioso? |”No, era solo rimasto in panne”

Un imprenditore, 'braccio destro' del boss, avrebbe incendiato un'auto. Il legale: "È un equivoco".

NEL PALERMITANO
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PALERMO – Braccio destro del capo della famiglia mafiosa di Pioppo o squattrinato imprenditore con la sfortuna di essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato? Sarà un perito a stabilire se regge la tesi difensiva di Nicola Rinicella. Come? Riascoltando un’intercettazione e trascrivendo anche i rumori di fondo. Come il rumore del motorino di avviamento di una macchina che non poteva essere messa in moto. Perché? Perché, così sostiene l’avvocato Tommaso De Lisi, Rinicella era rimasto in panne con la macchina. Altro che complice di un’intimidazione.

Il 18 maggio 2014 la microspia a bordo della Citronen C3 di Onofrio Buzzetta registra la conversazione con Rinicella. “Digli benzina… digli benzina… prendi il biruneddu (il piccolo bidone, ndr)””, dicevano nei pressi di un distributore di carburante in viale Regione Siciliana

Il 19 maggio a bordo della stessa macchina vengono intercettati Buzzetta e Giovan Battista Ciulla, in cella con l’accusa di essere stato per un periodo il capo della famiglia mafiosa di Monreale. Un capo insospettabile visto che Ciulla di mestiere faceva il fisioterapista. “Si deve vedere dov’è questa Smart – sono le parole registrare dalla microspia – è troppo in dentro la sopra…andiamo gira…è messa la sopra… qua confusione c’è… già troppo abbiamo girato… meglio martedì”.

Ed il martedì fu incendiata la macchina, una Smart, della figlia del vecchio capomafia Vincenzo Madonia. Secondo gli inquirenti, l’episodio rientrava nella strategia della tensione attuata da Ciulla per prendere in mano il potere. In realtà avrebbe sortito l’effetto contrario. Troppo esuberante il comportamento di Ciulla per passare inosservato. E così arrivò il richiamo di Gregorio Agrigento, il capo mandamento di San Giuseppe Jato.

Ora l’avvocato De Lisi è certo di avere scovato le prove dell’innocenza di Rinicella. Ha riascoltato l’intercettazione ed è sicuro che si senta l’imputato imprecare per la macchina rimasta a secco. La sua macchina e non la C3 di Buzzetta a cui si era limitato a chiedere un passaggio per recuperare un bidone di benzina. La conferma arriverebbe dal rumore del motorino di avviamento della macchina che girava a vuoto e che un perito di parte ritine di avere sentito in maniera nitida.

Da qui la richiesta dell’avvocato De Lisi al giudice Fernando Sestito di nominare un perito. Detto, fatto. Il consulente dovrà trascrivere le parole dell’intercettazione e descrivere i rumori di fondo. Se avesse ragione il legale cadrebbe l’episodio che cristallizzerebbe la prova del patto criminale fra Buzzetta e Rinicella.


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