Basta all’incuria dei proprietari dei palazzi di San Berillo. Basta al lassismo del Comune.
San Berillo ha bisogno di una rinascita chiara e concreta perché questo stato di inerzia è diventato una bomba ad orologeria. I palazzi del quartiere sono caratterizzati da danni strutturali e fessurazioni diffuse sulle pareti e non serve un’analisi accurata di protezione civile per capire che tutta la zona è soggetta ad un’alta vulnerabilità sismica.
Non bisogna solo dare colpa al Comune di Catania ma è necessario che anche i proprietari delle case prendano coscienza della situazione e per primi prendano iniziativa.
Con l’Ordinanza Ministeriale 30/50 del 2000, ovvero con la cosiddetta “legge Bianco” sono stati assegnati dei contributi ai privati per gli interventi di prevenzione del rischio sismico. Soldi, erogati dalla Protezione Civile regionale, che sono serviti per mettere in sicurezza molti edifici dei centri storici siciliani ma che solo pochissimi proprietari di case a San Berillo hanno richiesto e attivato.
Fondi ai quali è ancora oggi possibile accedere in virtù dell’O.C.D.P.C. 171/2014 che riguardano interventi legati al miglioramento e adeguamento antisismico degli edifici.
Ovviamente i soldi della protezione civile non possono bastare per recuperare tutta quella zona ma avrebbero probabilmente evitato il crollo di lunedi scorso.
Contemporaneamente anche il Comune deve fare la sua parte. L’assessore Di Salvo si dimostra attenzione alle problematiche del quartiere. La perimetrazione delle zone a rischio crollo si è rivelata fatidica per salvagurdare la vita di residenti e passanti ma degrado, sporcizia, microcriminalità purtroppo albergano sempre tra le intime stradine del quartiere.
San Berillo è il “cuore” di Catania. Un borgo immerso in un’atmosfera magica sospesa tra illusioni tradite e pulsioni basilari che però resta dimenticato e trascurato.
Non possiamo più chiudere gli occhi e far finta di nulla. È per questo che la nostra Associazione chiede che venga sposata da tutti i cittadini che hanno a cuore le sorti di questo borghetto e dall’amministrazione comunale in primis, l’idea di realizzare un Parco Urbano Artistico Culturale a San Berillo, idea già depositata lo scorso Aprile all’assessorato all’urbanistica e al decoro urbano del Comune.
Serve una task force integrata e partecipata, coordinata dal Comune di Catania, dall’Università degli Studi e che coinvolga le associazioni operanti nella zona per rendere operativo un programma di lavoro basato sui seguenti 3 punti:
1. Attivare i tavoli di lavoro regionali, nazionali ed europei per trovare le misure di finanziamento atte a fornire degli incentivi per la manutenzione del patrimonio edilizio esistente.
2. Definire un progetto quadro d’intervento e di riqualificazione urbana del quartiere.
3. Stabilire dei “contratti di quartiere” per il recupero sociale di quest’area urbana degradata, che tutelino principalmente gli abitanti, ex-prostitute e immigrati che vivono a San Berillo in condizioni di indigenza.
Un parco urbano artistico culturale, a nostro parere, è la chiave di volta per favorire una nuova fruizione e il riscatto del quartiere.
San Berillo, ripulito e ristrutturato, potrebbe ospitare nuove botteghe artigianali e commercial, un hub con aula studio per start up di innovazione sociale, pub, ristoranti e residenze per studenti. Renato Basile che è il pioniere della riscoperta di quella zona, potrebbe finalmente completare il Museo di Via Buda e iniziare a ospitare artisti da ogni parte del mondo nella sua residenza – museo.
E forse, uno storico e grande appassionato della zona come
Luigi Li Pani, potrebbe dirigere un “museo della memoria” di una Catania estinta ma che riecheggia ancora in quel dedalo di stradine con i suoi antichi mestieri, le vecchie tradizioni, i detti popolari e ancora i giochi di cortile, le storie e i personaggi che popolano le pagine dei libri di Vitaliano Brancati.
Un Parco urbano dedicato all’arte con vocazione turistico – culturale che possa essere usato anche come leva di marketing territoriale anche dai proprietari di quei fabbricati abbandonati affinché possano mettersi insieme e dare vita ad uno o più “alberghi diffusi”, imprese turistiche innovative che valorizzerebbero inequivocabilmente il quartiere e tutto il centro storico di Catania.
E infine le “prostitute storiche” che hanno intenzione reale di smettere con quella vita, così come ha fatto già qualcuno di loro in questi mesi, potrebbero essere impiegate come guardarobiere e guardiani del parco, pulizieri, assistenti di guide turistiche, assistenti cuochi o camerieri, all’interno di un borgo che conoscono bene e che, nel bene e nel male, hanno contribuito a conservare quel carattere sociale del tutto inedito del quartiere, un po’ frivolo ma denso di umanità.
Vogliamo che San Berillo possa vivere di una nuova vita. Una rinascita che non è più procrastinabile e che potrebbe essere possibile, se solo ci fosse la volontà politica. Vogliamo che San Berillo pur mantenendo la sua originalità e peculiarità storica possa essere riconosciuto come un quartiere di artisti e di cultura. Una nuova Favara o una piccola Soho, direbbe qualcuno. Un quartiere simbolo della tolleranza culturale e sociale. Della libertà personale e di espressione e non più solo come una testimonianza storica di una ferita, di uno sventramento, di un’incompiuta, di un buco nero della città, abbandonato ai crolli e al degrado.
Gaetano Russo
presidente associazione Panvision
Ri.Crea.Re. San Berillo
www.cataniasegreta.com

