MONTAGNAREALE (MESSINA) – Ha 50 anni l’uomo, A.S. le sue iniziali, indagato nell’inchiesta sulla morte di tre cacciatori, trovati senza vita il 28 gennaio con ferite da arma da fuoco, nei boschi di Montagnareale, sui Nebrodi Messinesi.
L’uomo, che la mattina della strage era andato insieme alla più anziana delle vittime a caccia ma che poi si sarebbe allontanato dal luogo in cui i corpi sono stati scoperti, ha sempre svolto lavori saltuari in campagna: sfrondava alberi e zappava la terra per privati.
Non ha mai avuto un impiego stabile e non è sposato. Vive insieme al fratello a Montagnareale.
Secondo quanto si apprende conosceva la vittima, Antonio Gatani, 82 anni, da molto tempo.
La procura di Patti procede per l’ipotesi di reato di omicidio volontario nell’inchiesta sui tre cacciatori
Intanto sono stati fissati anche i funerali di Giuseppe e Devis Pino. Le esequie si terranno nella piazza del paese delle vittime, San Pier Niceto, venerdì prossimo alle 15, secondo il rito dei Testimoni di Geova.
All’indagato, difeso dall’avvocato Tommaso Calderone, sono stati sequestrati anche alcuni indumenti. L’uomo era stato sentito dai carabinieri subito dopo gli omicidi come testimone, quindi senza l’avvocato. Le dichiarazioni rese allora potrebbero essere inutilizzabili.
L’indagato per l’omicidio dei tre cacciatori trovati senza vita, uccisi a colpi di fucile la settimana scorsa a Montagnareale, è stato sottoposto alla prova dello stub, ma l’esame potrebbe non essere decisivo visto che il 50enne era solito andare a caccia e quindi potrebbe, anche per contaminazione, avere residui di polvere da sparo addosso o sui vestiti.

