Carta dei diritti del lavoro| Al teatro Massimo la presentazione

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A fare da testimonial dell'iniziativa le attrici Elena Pistillo e Consuelo Lupo, che hanno letto dei testi sul lavoro.

PALERMO – Presentata oggi a Palermo, nella sala Onu del teatro Massimo, la Carta dei diritti universali del lavoro. La Cgil Palermo ha chiamato a raccolta il mondo dei saperi e dell’Università, le istituzioni, la cultura, la politica, movimenti della società civile, le associazioni di volontariato, il mondo religioso per presentare. “In una città come Palermo che soffre di una profonda crisi economica la riscrizione dei diritti dei lavoratori è un’operazione essenziale. Non ci rivolgiamo non solo ai subordinati ma a tutti, ai precari, ai lavoratori in nero, alle partite Iva a chi il lavoro non ce l’ha e lo cerca”, ha detto Alessia Gatto, Cgil Palermo, introducendo i lavori, per poi passare la parola ai docenti di Politiche del Lavoro dell’Università di Palermo Alessandro Bellavista e Alessandro Garilli e al sindaco Leoluca Orlando.

A fare da testimonial dell’iniziativa le attrici Elena Pistillo e Consuelo Lupo, che hanno letto dei testi sul lavoro e sulla condizione dei precari, e la scrittrice Beatrice Monroj. E sono intervenuti i rappresentanti dell’associazionismo, da suor Anna Alonzo del centro sociale Arcobaleno della Guadagna a Nino Rocca, del movimento per la casa.

“Palermo vive un momento drammatico di crisi occupazionale e noi presentiamo la Carta della Cgil alla politica, al mondo cultura, dell’associazionismo e dell’arte perché vogliamo che il tema del lavoro, la sua quantità e durata, i diritti, siano elemento fondamentale della vita del nostro Paese e della Sicilia in particolare – ha dichiarato il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo – A Palermo il precariato rappresenta la condizione della maggioranza dei lavoratori e tra precari, lavoro nero e chi il lavoro non lo cerca ci sono nella nostra città circa 400 mila persone in condizione di povertà, o che svolgono un lavoro povero. Questo noi vogliamo contrattare, non un lavoro comunque e dovunque, ma un salario che dia dignità e il giusto riconoscimento ai meriti del lavoratore”. “La Cgil – ha aggiunto Campo – ha allestito i suoi banchetti per firmare la Carta nelle piazze, in tutte le Camere del lavoro, in tutti i posti di lavoro e nelle nostre leghe, che raccolgono le firme casa per casa. Faremo firmare migliaia di cittadini”. “Parliamo di un progetto di Paese diverso dove il lavoro può avere una centralità- ha detto nel suo intervento il segretario generale Cgil Sicilia Michele Pagliaro – La legge di iniziativa popolare mette ordine nel diritto al lavoro anche con tre referendum che evidenziano le criticità sostanziali di questo liberismo sfrenato che ha tentato di risanare le contraddizioni del Paese addossandole su lavoratori e pensionati. Tra i quesiti referendari c’è la cancellazione dei voucher. In Sicilia solo nel 2015 sono stati venduti 3 milioni di voucher, con un incremento del 300 per cento rispetto al 2014. E in una regione fatta di precari, con il 22 per cento di lavoro irregolare e grigio, il voucher è diventata la regolarizzazione del lavoro nero”.

Ha concluso la mattinata il segretario nazionale della Cgil Serena Sorrentino, con il suo intervento. “Presentare la Carta in Sicilia ha una valenza particolare. La nostra Carta contiene in sé il principio non solo della ricostruzione del diritto del lavoro, restituendo al contraente debole, cioè al lavoratore, quello che il Job ha controvertito dando più potere alle imprese. Ma la nostra Carta, proprio perché poggia su una tradizione di principi costituzionali, si occupa anche di colmare le differenze delle condizioni di lavoro che ci sono nel Nord, al Centro e nel Sud del paese. È indubbio che due misure come i voucher e i contratti a tempo indeterminato ci dimostrano che le occasioni di lavoro, anche di lavoro stabile, siano minori nel Mezzogiorno, perché è differente la condizione economica e di sviluppo delle Regioni del Sud. L’altro dato – ha spiegato Serena Sorrentino – è che lo strumento del voucher, estrema frontiera della precarietà, ha una larga diffusione nel Mezzogiorno e sta trasformando intere fette di lavoro anche strutturato, anche nelle pubbliche amministrazioni, rendendo più precari quei soggetti che già lo erano precedentemente, in virtù di condizioni e di opportunità di lavoro differente come nel Mezzogiorno. La nostra Carta si fonda sul principio di parità di trattamento. Noi proponiamo l’abolizione di questo modello di lavoro accessorio, i voucher, che dal nostro punto di vista è riformabile. A noi serve contrastare l’abuso di voucher. Ci sono un milione e mezzo di lavoratori che hanno utilizzato i voucher nel 2015, i quali non sempre sono stati usati per il lavoro occasionale ma per coprire il lavoro nero”.

“La nostra proposta – ha aggiunto Serena Sorrentino – è non solo per il buon lavoro ma di rilancio e di crescita del Paese. La politica economica del governo e la politica europea si sono fondate sul fatto che svalutare e svalorizzare il lavoro, cioè abbassare il salario e comprimere i diritti, avrebbe aiutato il Paese. Quello che ci dimostra l’Istat è che sono invece aumentate le diseguaglianze, scende il fatturato delle imprese, l’occupazione che c’è è solo quella delle imprese che sono state in grado di investire in innovazione e qualità. Significa che bisogna cambiare il modello economico e rimettere le condizioni del lavoro al centro”. Da qui la ‘Carta dei diritti universali del lavoro’ della Cgil, una proposta che, sottolinea la Sorrentino, “è molto più innovativa del Jobs Act per una condizione fondamentale: mentre il Jobs Act dà molto più potere alle imprese e rende il lavoro molto più ricattabile – penso alla norma sul controllo a distanza, la norma sulle mansioni, i licenziamenti legittimi – nella nostra proposta rispondiamo all’esigenza di questo mercato del lavoro di stabilire diritti universali che valgono per tutti i lavoratori a prescindere dalla tipologia contrattuale. Estendiamo tutele di rango universale e – conclude – rendiamo la contrattazione lo strumento che regola e gestisce i rapporti di lavoro”.

Per il sindaco Leoluca Orlando  “negli anni ‘70 e ’80 si è dato vita al diritto del lavoro che prima era un’appendice del diritto civile o del diritto privato commerciale, si è data cioè dignità di sistema. Sino a qualche decennio fa le norme coesistevano sotto un’armonia di sistema, oggi invece si assiste a una frammentazione della dimensione sistemica del diritto del lavoro. Tale frantumazione passa attraverso i colpi allo statuto dei lavoratori e a seguire i colpi alla contrattazione nazionale collettiva e al ruolo dei sindacati. La carta dei diritti sindacali della Cgil non è soltanto una protesta ma una proposta alternativa per portare a sistema il lavoro e per garantire i diritti ai lavoratori partendo dall’articolo 1 della nostra Costituzione repubblicana”.

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