Caso Cuffaro, Pd diviso: Barbagallo in piazza, deputati in conclave

La piazza e il conclave, i due Pd che viaggiano su rette parallele

Dem divisi sul caso Cuffaro. Barbagallo oltranzista, deputati riuniti in un'abbazia

PALERMO – La spaccatura vissuta all’interno del Partito democratico siciliano è una costante che accompagna i dem dell’Isola ormai da anni e che rischia di compromettere anche le strategie future in vista delle elezioni regionali 2027. Segreteria regionale e vertice del gruppo parlamentare all’Ars viaggiano su due rette parallele che non si incontrano mai.

Due Pd che proseguono ciascuno per la sua strada, anche nella riorganizzazione di un fronte che dovrebbe provare a contendere la poltrona di presidente della Regione al centrodestra nel 2027. L’ultima certificazione di una divisione atavica tra i vertici regionali del partito e gran parte del gruppo all’Ars è rappresentata dalla reazione alla bufera giudiziaria che ha colpito la Democrazia cristiana di Totò Cuffaro e che ha provocato l’estromissione dello scudocrociato dalla Giunta.

Partito democratico in piazza per ‘decuffarizzare’ la Sicilia

La segreteria regionale – guidata da Anthony Barbagallo, tra i primi a chiedere le dimissioni del governatore Renato Schifani – ha scelto la piazza con una manifestazione organizzata da un neonato “fronte alternativo progressista”. Davanti alla presidenza della Regione non c’erano soltanto le sigle d’opposizione presenti all’Ars (Pd, M5s e Controcorrente), ma anche Avs, Italia viva e Psi.

striscione decuffarizziamo la Sicilia

In prima fila Nuccio Di Paola (coordinatore M5s Sicilia) e Ismaele La Vardera (leader di Controcorrente). Per il Pd c’erano Barbagallo, ispiratore dell’iniziativa, assieme comunque ad una nutrita rappresentanza della deputazione regionale. Tanti parlamentari, ad onor del vero, hanno voluto essere presenti nonostante per quegli stessi minuti fosse in corso all’Ars la presentazione delle attività della commissione Antimafia presieduta dal dem Antonello Cracolici.

Il capogruppo all’Ars Michele Catanzaro, in una intervista a LiveSicilia, ha criticato la tempistica dell’iniziativa e ha predicato prudenza, a differenza di Barbagallo, nella risposta che la coalizione deve dare ai fatti emersi dalle indagini della procura di Palermo. “Abbiamo il dovere di cercare e trovare una condivisione di intenti e di iniziative politiche da portare avanti da adesso alla fine della legislatura senza cedere alla demagogia”, le parole del deputato agrigentino. La linea sulla vicenda Cuffaro, fanno sapere però in mattinata dal partito, è sottoscritta dalle parole della segretaria Elly Schlein, che ha chiesto di porre fine all’esperienza del governo Schifani.

La risposta del capogruppo a Sala d’Ercole ora passa da una piccola frazione di Monreale, San Martino delle Scale, nel Palermitano. Lì si tiene una due giorni di “ritiro”, come ai tempi del centrosinistra di Romano Prodi. Pd, Movimento cinque Stelle e Controcorrente si riuniranno nell’Abbazia Benedettina di San Martino per discutere della situazione politica regionale, delle conseguenze delle indagini in corso e della finanziaria regionale. L’idea era stata lanciata nel febbraio di quest’anno da Di Paola in un colloquio con il nostro quotidiano ed è stata condivisa da Catanzaro e La Vardera.

finanziaria
Anthony Barbagallo e Michele Catanzaro

La guerra nel Partito democratico per l’ultimo congresso

A San Martino delle Scale, però, non ci sarà Barbagallo, anche se è prevista una conclusione da parte delle segreterie (*aggiornamento ore 15: al termine della due giorni si sono riuniti la vice segretaria Pd Valentina Chinnici, Di Paola e La Vardera, a ‘ritiro’ in realtà già concluso e con la nota unitaria già inviata dai tre gruppi alle redazioni)

Divisioni che affondano le loro radici nel tempo. Rancori alimentati anche dalla polemica sui provvedimenti incassati dal Partito democratico nelle varie Finanziarie che si sono susseguite negli ultimi anni. Il clima nel partito resta tesissimo e i timidi tentativi di riconciliazione non stanno dando i risultati sperati. Una possibile mediazione era stata tentata con la proposta di nomina di una sorta di direttorio con sei saggi. Un organismo informale che, secondo quanto si apprende, avrebbe dovuto collaborare con il segretario regionale nelle scelte del partito: è stata fumata nera.

Il ricorso alla Commissione nazionale di garanzia (organismo di secondo livello) contro il congresso che ha rieletto Barbagallo è stato inviato il 19 ottobre. Da quella data tutto tace: dal fronte contrario al segretario, però, si evidenzia che la possibilità di un commissariamento “è sempre possibile”. Se ne saprà di più dopo le elezioni regionali di Puglia, Veneto e Campania.

Barbagallo-Catanzaro, marcature a uomo

Via Bentivegna, sede regionale del partito, e la cabina di regia del gruppo parlamentare, intanto, continuano la reciproca marcatura a uomo in ogni occasione. Non c’è accadimento, fatto politico o reazione che non veda protagonisti in contemporanea, con note stampa separate, Barbagallo e Catanzaro. È stato così in occasione dell’inchiesta che ha investito la Dc, così come per le reazioni all’estromissione degli assessori democristiani dalla Giunta. L’ennesima prova dell’esistenza di due Pd.


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