MESSINA – A causa di un caso di favismo riscontrato su un bambino in una frazione di Messina, a Santo Stefano Briga, è stata vietata la coltivazione di fave e piselli per un raggio di 300 metri in linea d’aria e la vendita in forma sfusa, per un raggio di 150 metri dall’abitazione e dalla scuola dell’infanzia frequentata dal piccolo. Lo ha disposto con una ordinanza il sindaco Renato Accorinti, dando il compito di farla osservare agli agenti della Polizia municipale e agli organi di vigilanza dell’Asp. L’ordinanza dispone anche l’eliminazione di fave e piselli dal menù servito alla scuola ed il divieto assoluto di introduzione in ambito scolastico dei legumi anche crudi. E’ inoltre prevista l’estirpazione e la distruzione, a spese dei proprietari, delle esistenti piantagioni di leguminose già sviluppate. La vendita di leguminose fresche, preconfezionate in sacchetti sigillati nel raggio di 150 metri dall’abitazione e dalla scuola può essere effettuata solo a condizione che nell’esercizio commerciale, anche ambulante, sia esposto bene in vista un cartello che segnali al cittadino a rischio di crisi emolitica da favismo la presenza di leguminose fresche. Nei confronti dei contravventori è prevista la denuncia all’autorità giudiziaria (art. 650 del Codice Penale). Si ricorda che in tutti gli esercizi cittadini che commercializzano fave e piselli freschi, è obbligatorio apporre bene in vista ed all’ingresso idonei cartelli che riportino in modo visibile, chiaro e leggibile, la dicitura “Attenzione zona rischio di crisi emolitica da favismo, derivante dalla vendita di leguminose fresche (fave e piselli) sfuse”.(ANSA).
Lo ha disposto con una ordinanza il sindaco Renato Accorinti, dando il compito di farla osservare agli agenti della Polizia municipale e agli organi di vigilanza dell'Asp.
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