Catania, lo stallo dei migranti: nuove ispezioni - DIRETTA

Catania, persone migranti: la corsa in ambulanza- DIRETTA

Cosa sta succedendo al porto. Ocean Viking: "Situazione disperata".
IL BLOCCO
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Seguiamo in diretta quello che sta succedendo a Catania. I nostri aggiornamenti.

Ahmed, uno dei due siriani che ieri si era lanciato in mare dalla nave Geo Barents è stato appena portato via in ambulanza. Ha 39 di febbre ed è stato trasferito in ospedale.

“Dopo giorni e giorni su quella nave stavo impazzendo. Avevo la sensazione che il mio corpo ed i miei sogni si stavano sgretolando. Sono grato per tutta l’assistenza che ho ricevuto a bordo, ma non potevo più supportare quella situazione”. Così Youssuf, il migrante siriano che ieri – insieme ad altri due naufraghi – si è tuffato dalla Geo Barents ed è stato portato sul molo del porto di Catania. Da questa mattina, informa Medici senza frontiere, l’uomo sta rifiutando cibo ed acqua.

Sono 99 i minorenni non accompagnati scesi dalla nave Humanity 1 e sono stati affidati a strutture idonee: sono 94 ragazzi che sono adesso a Ragusa, e quattro ragazze, tre a Piazza Armerina (Enna) e una a Giarre (Catania). Nella ‘distribuzione’ si è tenuto conto oltre che della familiarità tra i minorenni, anche dei rapporti di amicizia. Non risultano invece minorenni non accompagnati scesi dalla Geo Barents. E’ quanto emerge dai report della Questura di Catania alla procuratrice per i minorenni di Catania, Carla Santocono. L’ufficio si avvale della collaborazione di Save the children e di mediatori culturali nell’ascolto dei minorenni. Secondo quanto si è appreso si sta svuotando anche il Palaspedini, l’impianto sportivo del Comune di Catania dove sono stati ospitati i ‘fragili’ scesi dalle due navi ong. Il trasferimento avviene dando la priorità a famiglie con bambini, poi alle donne e, infine, agli uomini.

I medici che stanno facendo ispezione a bordo diranno quante persone devono scendere in base al loro criterio, noi continuiamo a spingere perché scendano tutti – ha aggiunto il capo missione – Questa seconda visita non è un favore, è un dovere. E’ un obbligo assistere queste persone. Abbiamo cura del loro benessere”. Rispondendo ai cronisti, Gil ha sottolineato che alla Geo Barents “non è arrivata alcuna comunicazione dalle autorità italiane di lasciare il porto”.

“L’ispezione dell’Usmaf a bordo è in corso. A seguito della nostra richiesta di ieri sono arrivati i medici: due psicologi e stiamo aspettando un medico clinico per verificare le infezioni cutanee”. Così il capo missione della Geo Barents, Juan Matias Gil, parlando con i cronisti nel molo dieci del posto di Catania.

Stanno per arrivare nel porto di Catania gli ispettori dell’Usmaf per effettuare una rivalutazione dei migranti a bordo della Geo Barents, attraccata nel molo dieci. Lo conferma ai cronisti Medici senza frontiere.

E’ appena entrato in banchina, nel molo dieci del porto di Catania, un mezzo del ministero degli Interni che viene utilizzato per le identificazioni. Questo farebbe ipotizzare un eventuale sbarco di migranti dalla Geo Barents nel caso gli ispettori dell’Usmaf – attesi a breve – dovessero verificare a bordo condizioni critiche. Si tratta dello stesso mezzo usato per identificare i naufraghi che hanno lasciato la nave della Ong perché ritenuti fragili.

“La situazione è drammatica, anticostituzionale che non rispetta anche le famiglie che sono su queste navi, che non rispetta il diritto fondamentale al soccorso della Convenzione di Ginevra quindi si spera che questa situazione si sblocchi e che l’Italia insieme all’Europa continui quel progetto di condivisione di solidarietà nei confronti dei migranti che sono richiedenti asilo e che sono rifugiati, l’identificazione non può essere fatta a bordo ma deve essere fatta a terra e anche con tutte le tutele di ogni persona”. Così il presidente della Fondazione Cei Migrantes, mons. Giampaolo Perego.

“Help… help” urlano i migranti a bordo della Geo Barents. Sulla nave della Ong, attraccata nella banchina del molo dieci del porto di Catania, i naufraghi mostrano due cartelli, in uno c’è scritto “Help” e nell’altro “Disembark 4 all”.

“La situazione a bordo della Ocean Viking è disperata. Ci sono 234 persone, tra cui 55 minori dei quali 43 non accompagnati, il più piccolo ha tre anni. Le donne sono 15. La nave è in attesa in mare da 20 giorni, abbiamo fatto più di 30 richieste alle autorità per un porto sicuro. Diciassette persone hanno bisogno di diagnosi a terra, 3 di essere ospedalizzate, una ha la polmonite e non risponde agli antibiotici. Di tutto questo le autorità sono state infornate passo passo”. Lo dice il portavoce di Sos Mediterranee, Francesco Creazzo, parlando con i cronisti nel molo dieci del porto di Catania. Il portavoce spiega che a bordo della Ocean Viking “c’è la federazione internazionale della Croce Rossa”. L’imbarcazione si trova in acque internazionali e il porto più vicino sarebbe quello di Pozzallo (Rg).

“Non possiamo permettere assolutamente che ancora una volta i nostri fratelli migranti che vengono dalla fame, dalle guerre ancora una volta vengono trattati come scarti, come carichi residuali, e non come persone”. Lo dice, a margine della presentazione del Rapporto italiani nel Mondo curato dalla Fondazione Migrantes, monsignor Savino, vescovo di Cassano allo Jonio e vice presidente della Cei. Interpellato dai giornalisti sul caso degli sbarchi selettivi, mons. Savino ha spiegato: “Se oggi parliamo del Rapporto italiani nel mondo, l’altra faccia del problema sono gli immigrati che vengono in Italia da dove c’è guerra, da dove non c’è democrazia dove c’è veramente guerra e fame e allora che cosa significa, mi pongo una domanda di senso e di responsabilità, che cosa significa considerare gli immigrati che sono nelle barche, nelle navi, dei carichi residuali? Cosa significa l’accoglienza selettiva? Le parole sono importanti dicono una visione del mondo, della vita, una politica, stiamo attenti perché questi nostri fratelli migranti non sono assolutamente persone da fare selezione, non sono assolutamente oggetti o oggetti smarriti, sono persone in quanto tali, noi affermiamo la centralità delle persone”. “Papa Francesco tornando dal Bahrein – ha aggiunto – ha detto a mio avviso una cosa di buon senso molto chiara e nitida, ha detto l’Europa non può lasciare sola l’Italia ma al tempo stesso ha detto che i mari, il Mediterraneo non possono essere un cimitero, il cimitero più grande ha detto Papa Francesco, ebbene vanno tutelati vanno custoditi vanno salvati , il problema è politico di politica europea, allora evidentemente l’Europa ha perso le sue origini, la sua ispirazione di Ventotene”.


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