Cronaca

Niko Pandetta, il nuovo disco e l’arresto: ascesa e caduta

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21 Ottobre 2022, 05:56

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CATANIA – “Ha deciso che della sua condanna farà un punto di forza“. Sui profili social ufficiali di Niko Pandetta è apparso un messaggio dello staff. Una nota nelle stories su Instagram, testo bianco su sfondo nero, per spiegare che sì, la notizia dell’arresto è vera. E che lui, il trapper neomelodico più controverso d’Italia, nipote del boss Turi Cappello, “dovrà combattere gli ultimi fantasmi del suo passato”. Mentre tutta la stampa, locale e nazionale, parla di lui finito dietro le sbarre, arriva l’ennesimo colpo di teatro: l’annuncio dell’uscita, a mezzanotte, del disco “Ricorso inammissibile“. Il messaggio è chiaro: la storia da raccontare non è l’ascesa e la caduta di Niko Pandetta. È il viaggio che continua.

Ancora una volta, cavalcando l’onda dei guai giudiziari: “Ricorso inammissibile” lo ha scritto la Cassazione, rendendo definitiva la condanna di Pandetta a quattro anni per droga. La questura di Milano lo ha catturato nei pressi di Quarto Oggiaro, con 12mila euro in tasca e in compagnia di alcune persone. La trasferta meneghina, però, certamente non era un fatto nascosto: i post sui social, ormai da tempo molto spesso localizzati a Milano, hanno raccontato la reazione alla condanna: “Non fuggo più né dalla polizia né dalle mie responsabilità”, scriveva Pandetta il 13 ottobre.

Del resto, del suo passato l’artista non ha mai fatto mistero. Il carcere da giovanissimo, la passione per la musica neomelodica e il desiderio di raccontare la sua vita nei quartieri popolari. Da Cibali, a Catania, Pandetta ha cominciato a muovere i passi che lo hanno reso, in principio, uno dei cantanti neomelodici più famosi della Sicilia. Il brano “Dedicato a te“, scritto per lo zio ergastolano al 41bis Turi Cappello, non sarà l’ultimo a usare le allusioni alla mafia per fare successo.

Quando il blitz Double track lo vede coinvolto in un giro di spaccio di cocaina e marijuana è il 2017. E la carriera di Vincenzo Pandetta, in arte Niko, vola già verso altri orizzonti. È gennaio 2018 quando viene resa nota la sua ingombrante parentela: un trampolino di lancio più che uno scoglio da superare. Quando, nel 2019, viene ospitato alla trasmissione televisiva Realiti, condotta da Enrico Lucci sulla Rai, racconta di avere finanziato il suo primo cd con una rapina e di non essere pentito del suo passato. Il personaggio, a quel punto, è già un fenomeno social da numeri milionari. Dalle polemiche a mezzo stampa ai video cliccatissimi è un attimo. Ogni concerto vietato da una questura in giro per l’Italia è un caso nazionale. Sembra meglio di una campagna di marketing.

La metamorfosi dalla musica neomelodica alla trap è la consacrazione: il dialetto napoletano sparisce, compare l’autotune, “dillo che ‘sto successo neanche tu lo immaginavi“, canta nel pezzo “Puttana la galera”. Tre milioni e mezzo di visualizzazioni su YouTube, dal disco d’oro “Bella vita“. Lo stesso che, tra le altre cose, contiene una rielaborazione di “Finché la barca va” di Orietta Berti, diventato “Ferro fa ratata” (“Tu non sei del mio clan, non puoi spacciare, non fare il malandrino ché tu non sei come noi”). Certo, niente a che vedere coi quasi 39 milioni di visualizzazioni di “Pistole nella Fendi”.

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Pochi mesi fa, viene iscritto nel registro degli indagati per la sparatoria all’Ecs Dogana di via Dusmet: è il 21 aprile quando un 18enne e un minorenne rimangono feriti fuori dal locale. La causa degli spari, per la procura di Catania, deve rintracciarsi nella rissa avvenuta in discoteca nella notte tra il 16 e il 17 aprile, quando sarebbe stata impedita l’esibizione proprio di Niko Pandetta. Una serie di video su TikTok immortalano tutto.

Adesso, all’indomani del suo arresto, l’uscita del nuovo disco è puntualissima. Tra le prevedibili hit dei prossimi mesi “Non mi prenderete mai“, “Piazze di spaccio” e, per continuare la serie, “Pistole nella LV”(Louis Vuitton, s’intende). Su Instagram, un suo cugino pubblica foto e video insieme e aggiunge: “Tornerai più forte di prima” (con colonna sonora di Pino Daniele). Su Facebook a prendere le sue difese, pubblicando un vecchio selfie in bianco e nero, è Andrea Zeta, sui documenti Filippo Zuccaro, figlio dell’ergastolano Maurizio, cantante neomelodico passato dall’arresto, nel 2019, nel blitz Zeta.

Non sono qui a difendere ciò che in passato ha fatto – scrive Andrea – Lui stesso ha ammesso di aver sbagliato e paga. lo difendo a livello umano, ha una bambina che legge tutto”. E aggiuge: “La tua musica, magari a volte sbagliata nei testi, e i tuoi modi di fare sono l’immagine del personaggio che ti sei creato. Tanti trap, anche nazionali, inneggiano alla malavita. Quindi tutti dovrebbero smetterla”. Per poi concludere, rivolto al collega: “Spero troverai un giudice che capirà che sei un ragazzo che ha voglia di vivere e di fare musica, e ti lascerà tra qualche mese almeno tornare a casa da sorvegliato“.

“La cosa che più lo tormenta – ha scritto lo staff di Pandetta sui social – è il fatto che il mondo va avanti mentre lui è fermo. Ed è proprio per questo che ha deciso di correre più forte: così, quando uscirà, potremo rincontrarci tutti nello stesso punto“. Che, ormai, è chilometri lontano dal punto di partenza di Cibali.

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21 Ottobre 2022, 05:56

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