PALMA DI MONTECHIARO (AGRIGENTO)- È ormai un vero e proprio giallo l’omicidio di Antonio Morgana il diciassettenne di Palma di Montechiaro ucciso con quattro colpi di pistola la sera del 23 ottobre mentre si trovava in contrada Ciotta in una strada interrotta da tempo a causa di una frana.
Dopo le prime indagini era stato fermato dalla polizia Calogero Napoli, 62 anni, ristoratore ed ex proprietario di un ristorante nei pressi del piazzale isolato in cui si trovava Morgana, insieme a Calogero Pace rimasto ferito alle gambe e altri tre ragazzi: Giuseppe Palermo Mohchine Maukan e Angelo Azzarello. Durante l’interrogatorio, era stato proprio Azzarello a fornire la descrizione che ha portato all’arresto di Calogero Napoli come presunto assassino, il ragazzo ha infatti parlato di un uomo anziano, con capelli bianchi ed occhiali scuri che con una pistola avrebbe prima detto “fermi, polizia” e avrebbe aperto il fuoco con una pistola calibro 7,65 che ha ucciso Antonio Morgana. Una versione dei fatti che è stata ritenuta via via poco credibile dagli inquirenti, dopo l’arresto del sospettato che ha invocato a sua discolpa un alibi di ferro ed è stato successivamente scarcerato.
Stando al racconto di Azzarello, l’unico che ha indicato Calogero Napoli come l’assassino, i cinque ragazzi a bordo di una Fiat Uno raggiungono un piazzale, quando vengono sorpresi da Napoli che ha in mano una pistola e una torcia e intima loro di fermarsi, prima di sparare probabilmente dieci colpi. Nella sparatoria rimangono a terra Antonio Morgana e Calogero Pace, mentre gli altri fuggono lungo i terreni circostanti. Azzarello – così racconta – riesce a nascondersi da solo disteso sul fondo di un canale, mentre sente gli spari e vede in penombra l’aggressore che ha sparato. Nonostante il buio fitto e la sola tenue luce di un lampione, nota un uomo sui 60 anni, capelli bianchi e folti, occhiali da vista con montatura scura, sopracciglia nere. Il testimone – prosegue il racconto – scappa, mentre il sospetto lo vede e dopo aver ripetuto di nuovo “fermi, polizia” spara altri due colpi all’indirizzo del ragazzo, non colpendolo.
Allontanatosi il presunto assassino, Azzarello – secondo la sua testimonianza – decide di tornare nei pressi della sua auto e di aiutare Pace e Morgana ancora stesi a terra e sanguinanti. Sistema così Morgana nel bagagliaio di una Fiat Uno e dopo essersi fermato per far salire Pace in auto e ed essersi incontrato in un distributore di benzina con Calogero Zarbo (amico della famiglia Morgana) a cui ha prima raccontato l’intera vicenda, impiegando un po’ di tempo mentre Morgana giaceva ancora nel bagagliaio, decide di recarsi all’ospedale di Licata seguito dall’auto di Zarbo. Arrivato, consegna Pace e Morgana alle cure degli infermieri.
Il racconto, dunque, non convince in molti punti: la versione di Azzarello è difforme da quelle di Pace e del Mohchine; non si capisce ancora il motivo della loro sosta in quella strada isolata in quanto le motivazioni dei tre sono diverse; Azzarello racconta che l’intenzione era di penetrare nel casolare e rubare un vecchio biliardino di cui sapevano l’esistenza, non si comprende come. Con una Fiat Uno già occupata per intero da loro cinque? Non sono stati ritrovati attrezzi da scasso per forzare la saracinesca dell’ex pizzeria. Secondo gli inquirenti, il racconto di Azzarello risulta stravagante nella parte in cui il presunto assassino Napoli, che sarebbe lì per custodire un locale che è di proprietà del fratello, avrebbe detto “fermi, polizia”; Azzarello avrebbe visto nel buio l’uomo che a sua volta, pur essendo il ragazzo nascosto, lo ha visto e spara mancandolo. Ultimo punto contrastato della versione di Azzarello è la descrizione del trasporto di Morgana ferito ma ancora vivo che giace a terra: lo carica nel portabagagli della Uno dopo non essere riuscito a farlo entrare nell’abitacolo, si ferma con un ferito grave nel portabagagli, perdendo tempo prezioso.
Calogero Napoli, l’unico fermato dalla polizia, l’uomo indicato da Azzarello, è stato scarcerato subito perché, secondo il Gip “non sussistono a carico dell’indagato gravi indizi di colpevolezza e, pertanto, le richieste del Pubblico ministero non possono essere accolte” e perché è forte di un alibi che lo vorrebbe, nel pomeriggio e la sera dell’omicidio, al centro commerciale “Le Vigne” a giocare a carte con quattro amici di cui ha indicato i nomi e che sarebbero pronti a confermare. Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Santo Fornasier, dovranno quindi ricominciare le indagini da zero e seguire altre piste.

