PALERMO – “La gente aborrisce i partiti”. Il coordinatore regionale di Ncd Francesco Cascio non ne fa un mistero. Così come l’ex amico Gianfranco Micciché, tornato alla guida di Forza Italia: “Siamo in pieno caos politico”. E così, per trovare il simbolo del partito che fu del Cavaliere, bisogna recarsi a Caltagirone, in provincia di Catania. Il tricolore berlusconiano sventola solo al fianco di Gino Ioppolo, candidato sindaco e deputato all’Ars al fianco di Nello Musumeci. Inutile cercare, invece, il moderno logo degli alfaniani, tra le liste in corsa per le amministrative di domenica. Ncd non c’è. Da nessuna parte. Nemmeno a Porto Empedocle, a due passi dalla città natale del Ministro dell’Interno.
“Durante le elezioni amministrative la gente non sopporta i simboli dei partiti”, ribadisce Cascio. E in effetti, a guardar bene tra i 29 Comuni dell’Isola chiamati al voto domenica 5 giugno, è tutto un florilegio di liste civiche, di varia ispirazione. Ma i grossi partiti, comunque, ci sono. C’è il Pd, ad esempio, col simbolo in quasi tutte le competizioni comunali. C’è ovviamente il Movimento cinque stelle. E c’è anche Sicilia futura di Totò Cardinale, in tantissimi centri chiamati al voto, così come l’Udc seppur solo in alcuni Comuni. E da solo, cioè diviso dall’Ncd col quale, in realtà, sembrava aver avviato un percorso comune a Roma come a Palermo.
“E’ normale trovare ovunque il simbolo del Pd – spiega Micciché – visto che si tratta della forza politica che governa e che oggi è maggiormente attrezzata”. E il problema è proprio lì. Ed è tutto in una frase di Cascio, a metà tra la battuta e l’amara constatazione: “Nelle liste civiche ci si confonde meglio…”. Poi torna serio: “Nei territori ci sono tante schegge impazzite. Non invidio chi dovrà raccontare e analizzare l’esito di questo voto”. E il pensiero di Cascio va ad esempio a Favara. Dove Ncd ha presentato una lista che richiama appunto alla recente costruzione di “Area popolare”, il soggetto politico teoricamente creato insieme all’Udc, ma che rischia di esplodere dopo la scissione in atto tra i centristi di Cesa e (non più) Casini. “Il simbolo del Nuovo centrodestra – spiega – non esiste in nessun Comune dell’Isola, i nostri candidati sono nelle liste che richiamano ad Area popolare”. Ma a Favara, come detto, c’è una ulteriore spaccatura. I due referenti agrigentini dell’Ncd, cioè il parlamentare nazionale Nino Bosco e il deputato regionale Enzo Fontana sostengono due candidati diversi: il primo, con la lista “Favara popolare” è al fianco di Gabriella Bruccoleri (e alleato col Pd), il secondo è con Gaetano Airò e con un pugno di liste civiche di centrodestra. Nessuno dei due verrà sostenuto, come detto, dal simbolo di Ncd. Scomparso persino nell’Isola che vanta un ministro, un ex presidente del Senato e due sottosegretari di quel partito. Già, perché “Ncd” non compare nemmeno dei quattro comuni del Catanese, zona che può contare sul consenso storico di Pino Firrarello e Giuseppe Castiglione.
A Caltagirone, invece, come detto ecco l’unica bandierina di Forza Italia: “In realtà – spiega Micciché – nella maggior parte dei Comuni in corsa sono solo liste civiche, perché si tratta di piccoli centri. La scelta si è ristretta ai 5-6 Comuni maggiori”. E lì, a parte Caltagirone, non c’è traccia del simbolo di Forza Italia: “Il problema vero – prosegue – è l’inesistenza di una coalizione di centrodestra. Ovvero il fatto che i partiti che dovrebbero essere i nostri alleati, non hanno presentato simboli e liste”. Ma Forza Italia, oggi, resta comunque il maggior partito di centrodestra: “Ma ci troviamo – ammette Micciché – in una fase politica di grande confusione. Stiamo costruendo, per poter tornare nelle considerazioni di proporci come una forza unita in vista delle Regionali, delle politiche e delle prossime amministrative in città più grandi. Ma al momento non siamo pronti”. E così, meglio lasciar perdere il simbolo, e puntare all’inserimento dei propri candidati in liste civiche più o meno “tricolori”: “E’ un fatto che mi dispiace – dice Micciché – ma non mi preoccupa. Certo, se ci fossimo presentati con i nostri simboli, avremmo dimostrato di aver compiuto enormi passi avanti. Ma non è ancora il momento. Del resto – conclude – io spero sempre nella ricomposizione del centrodestra del 1994. E guardo con attenzione a quello che sta accadendo nell’Udc e anche nell’Ncd”. I partiti, cioè, percorsi da scissioni e liti. E che in qualche caso – quello degli alfaniani, certamente – hanno preferito ammainare la propria bandiera. In attesa di tempi migliori.

