NISCEMI – La partita si gioca tutta sulla conta dei danni e, soprattutto, sui tempi necessari per la ricostruzione. Non c’è ancora una stima ufficiale degli importi che servono, dopo il ciclone Harry e la frana che sta mettendo in ginocchio Niscemi. I due eventi naturali si incrociano, non solo per la quasi concomitanza, ma soprattutto perché adesso la politica ha un compito non semplice, dimostrare realmente che si è chiuso col passato.
Niscemi docet, 25 anni possono non bastare per un appalto di messa in sicurezza da 14 milioni di euro, la partita adesso è intervenire tempestivamente a fronte di danni da diversi miliardi di euro.
Ciclone, frana, danni e ricostruzione
La premier Giorgia Meloni si reca nel comune di Niscemi mentre infiamma la polemica sugli importi stanziati, d’urgenza, dal Cdm: 33 milioni subito per la Sicilia. Ed è Nello Musumeci a precisare, qualche ora dopo, a Catania, che in Emilia Romagna arrivarono “10 milioni inizialmente”. Sullo sfondo l’opposizione che spinge ad ‘abbattere’, politicamente, il ponte prima ancora della costruzione, dirottando i fondi verso ristori e infrastrutture distrutte.
Il presidente Renato Schifani precisa che gli “è stato prospettato un foglio dal quale si evince che l’entità dei danni segnalati dagli enti pubblici del ciclone Harry, poi da verificare, ammonta a circa due miliardi. Quindi è una situazione che si evolve giornalmente sempre con maggiore gravità”.
Il tempo serve per una stima precisa di ciò che serve, nel frattempo la Regione sottolinea di aver stanziato 90 milioni di euro “mettendoli a disposizione – aggiunge Schifani – proprio con un decreto che viene adottato e che consente l’erogazione, quasi immediata, di 5.000 euro” alle strutture commerciali danneggiate dal ciclone Harry”.
Niscemi e il fronte dell’opposizione
Prima l’attacco “social” di Matteo Renzi, poi Ismaele La Vardera in prima fila, circondato dai giornalisti, con sottobraccio l’analisi di 27 anni di ritardi per la frana di Niscemi. La premier Giorgia Meloni mette le mani avanti durante il vertice di Catania, ripartendo proprio dall’Emilia Romagna: “Allo stato attuale per alcune regioni noi non abbiamo neanche la perimetrazione dei comuni che sono stati coinvolti. All’inizio all’Emilia Romagna demmo di meno, però poi chiaramente le risorse sono arrivate. Quando spendiamo i soldi, ci dobbiamo ricordare che sono soldi dei cittadini e non nostri: è un lavoro che va fatto con un margine di serietà, quindi ci serve di avere tutte le informazioni su qual è effettivamente l’entità delle risorse necessarie e, come sempre, le risorse arriveranno”.

Il punto sui danni
La cifra ventilata dal presidente Schifani è di 2 miliardi di euro. La città metropolitana di Messina ha stilato una mappa con i Comuni più colpiti, quelli della fascia ionica. Ma non solo, ci sono anche cittadine della provincia, che hanno riportato danni alla viabilità. Solo per le coste, Cateno De Luca parla di 500 milioni di euro necessari: “Cinquanta per i ristori ai privati e per i servizi pubblici essenziali – spiega a LiveSicilia – 150 milioni per la ricostruzione e 300 milioni per i progetti di difesa delle coste”.
A queste cifre si aggiungono quelle del Catanese. Solo il capoluogo ha riportato danni per quasi 200 milioni di euro, considerando il tratto che va dal porto Rossi a Ognina. Più i Comuni e le frazioni costiere, come Acicastello, Riposto, Stazzo, Santa Maria La Scala. E poi c’è il resto della Sicilia, con numerose criticità registrate anche nelle isole minori.
Nuova allerta
Nel frattempo piove sul bagnato, allerta gialla in parte della Sicilia. In particolare tra Catania e Messina, la speranza è che la nuova ondata di maltempo, ne sono previste due, non si sposti verso Niscemi: come ribadito durante il vertice di protezione civile, per la stabilizzazione della zona di cedimento è necessario che non ci siano precipitazioni. Nel frattempo oltre 1.500 persone sono state evacuate. La corsa contro il tempo continua.

