Ciminna, i funerali di Salvatore: l'omelia di Lorefice

Ciminna, i funerali di Salvatore. Il grido contro una ‘mano criminale’

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Le esequie del giovane morto a causa dell'incendio. Celebra l'arcivescovo

Se solo le lacrime fossero servite per spegnere le fiamme. Ed invece vengono versate per piangere Salvatore che dalle fiamme è stato ucciso. Dal quel fuoco appiccato da mano “criminale e diabolica”.

Salvatore Giglia aveva 26 anni. Ha cercato con tutte le forze di frenare l’avanzata dell’incendio verso la sua casa di campagna.

Ciminna si stringe attorno ai familiari

La comunità di Ciminna si stringe attorno ai familiari. Si è radunata nella chiesa madre del piccolo paese in provincia di Palermo, piena in ogni centimetro quadrato del suo basolato.

Ascolta le parole dell’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice. Parole di turbamento e speranza. E di fede, a cui in questi momenti ci si aggrappa per resistere in una chiesa dove rimbomba la parola ‘perché’.

Anche la mamma Santina, il papà Roberto, il fratello Natalino e la fidanzata Giovanna ascoltano l’omelia di Lorefice: “Siamo tutti dentro le fiamme del fuoco che ci hanno tolto Salvatore, e con lui ci hanno tolto la vita. Le fiamme che hanno bruciato lui, lavostra vita, tolgono pure a noi le parole. Lo strazio ci brucia”.

Servirebbe una macchina del tempo per tornare indietro, per “essere là un attimo prima che lui, travolto dalla sua intima bontà, dalla sua generosità, si buttasse nelle fiamme per salvare la casa di campagna, luogo caro e sacro della sua famiglia. Tornare a quell’istante, essere disposti anche ad accogliere la rabbia che ci suscita, ci aiuta anche a trovare il coraggio della verità”.

Il grido di Lorefice: “Non è una fatalità”

Perché non possiamo fingere di fronte al dolore, in un luogo sacro va urlata la verità: “Questo rogo non è una tragica fatalità, ma il frutto avvelenato di una mano criminale, vigliacca e dolosa, che continua a violentare e bruciare la nostra terra. Chi appicca il fuoco per incuria, disprezzo del bene comune o logiche delinquenziali e parassitarie calpesta la sacralità della vita umana e si macchia di un delitto esecrabile. Che va riparato”.

A questa barbarie che distrugge il futuro, “Salvatore ha opposto la limpidezza della sua vita, il senso del dovere e il coraggio di chi difende ciò che ama fino all’estremo sacrificio”.

E ora, quali parole possono essere consolatorie per una madre, che “quando il figlio soffre, non cerca risposte: si fa grembo, si china sul dolore, raccoglie le lacrime a una a una, lo stringe al cuore in silenzio. Oggi – dice Lorefice – vorremmo essere esattamente questo per voi: per te, Santina, per te Roberto, per te Natalino, per te Giovanna che eri il suo amore e il suo domani, per i parenti e per i suoi amici più cari”.

L’abbraccio di una comunità

“Vorremmo farci carico noi del vostro respiro spezzato, avvolgere il freddo che vi è rimasto dentro dopo che il fuoco ha raggiunto e poi spento la voce di Salvatore. Non vogliamo proferire parole di esortazione o di consolazione. Ce ne sarebbero? Vi chiediamo solo di appoggiare la testa su questo abbraccio che la comunità intera vi offre: un abbraccio disarmato, che non scappa dal vostro pianto e che custodisce ogni frammento di ciò che Salvatore è stato e continuerà a essere. La Chiesa non ha parole consolanti, non sa cosa dirvi, sa solo donarvi un’altra scena di due madri”.

Rachele che “urla la morte del figlio e che non vuole essere consolata. Non ci sono consolazioni per la morte di chi era e rimane la nostra vita”. E poi Maria, la Madonna” che ai piedi della Croce vede il figlio torturato dalla sofferenza, che prega e grida e non ha altra risposta se non guardarlo e piangere: il cuore trafitto da una spada”.

La sofferenza di una famiglia

Anche Gesù in punto di morte urlò al Padre. Si sentì abbandonato: “Perché? Con voi anche noi gridiamo al cielo: Perché? Niente può giustificare un dolore così grande, quello di Salvatore e quello vostro, e quella della comunità parrocchiale e civile che grida a Dio: perché? Perché è successo? Perché Dio non rispondi e ci lasci nel silenzio? Perché proprio il nostro Salvatore ha dovuto sperimentare che il fuoco può non essere frate ma diventare nemico, uccisore? Siamo distrutti”.

La fede dunque, che vacilla nella fragilità umana: “Rivolgiamo queste domande a chi doveva, poteva salvarlo e non l’ha fatto. Ma Lui non risponde. Anche Lui è travolto dal dolore. Anche lui, il Cristo. Gesù si sente in colpa perché non ha tolto e non può togliere dalla vita il dolore. Ma sussurra e dice qualcosa di incredibile. Gesù vi dice, con il cuore straziato, vi dice Santina, Roberto, Natalino, Giovanna, qualcosa di incredibile. Mi imbarazza dirvelo. Vi dice: nelle fiamme c’ero e ci sono pure io. Lo sento tutto anch’io, il fuoco che ha straziato lui e strazia voi. Crediamogli!”.

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“Meraviglioso fino alla fine”

Gesù “poteva salvarsi dalla Croce, ci rimase, per restare con le braccia aperte ad accogliere tutti voi, tutti noi. Questa è la missione impossibile che ci ha affidato: da venti secoli. Quella di annunciare che Lui è con i vinti, con i distrutti nel corpo e nel cuore. Vi prego Santina, Roberto, Natalino, Giovanna accanto alla scena del fuoco che brucia Salvatore, guardate la scena vera anche se invisibile del Crocifisso che abbraccia Salvatore”.

“Salvatore è stato meraviglioso, valoroso fino alla fine – conclude l’arcivescovo, davanti alla folla squassata dal pianto -. Salvatore è stato ucciso dal fuoco, ma nel fuoco così resterà in vita, perché è vivo nel fuoco del vostro e del nostro amore. È nel fuoco dell’amore smisurato di Gesù e di sua Madre”.

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