PALERMO – “Dottor Morvillo, faccio parte di quelle migliaia di persone che come dice lei sono un problema perché corteggiano e seguono Cuffaro“. Quando il magistrato Alfredo Morvillo, fratello di Francesca e cognato di Giovanni Falcone, attacca “chi attualmente strizza l’occhio a personaggi condannati per mafia. C’è una Palermo che gli va dietro, se li contende e li sostiene”, a mettere nero su bianco la difesa di Totò Cuffaro, nel 2022, è Stefano Cirillo. Lo stesso che oggi è stato rimosso da segretario regionale della Dc dal facente funzioni nazionale Giampiero Samorì.
Cirillo, l’ombra di Cuffaro nella Dc
A lungo presidente del Giglio di Cefalù, conosce Cuffaro nel 2003 – racconta in una lunga lettera – mentre cerca di costruire un ospedale proprio in Burundi, grazie ai fondi della cooperazione internazionale. “C’era e c’è – scrive nel 2022 – una mortalità materna e infantile pazzesca”.
Si incrociano storie e retroscena. Cirillo diventa protagonista e testimone di una narrazione che riesce a colpire anche gli osservatori più attenti. Con Cuffaro si scrivono quando è in carcere, col ritorno in libertà vanno insieme in Burundi “per essere utili”. “Ci adoperiamo – racconta ancora Cirillo dopo il Covid – con finanziamenti volontari e anche personali, inviamo materiale e medici. La pandemia ha rallentato tutto, ma adesso stiamo ripartendo al massimo”.
La difesa a spada tratta
Dopo la notizia della richiesta d’arresto per Cuffaro, Cirillo attacca: “La Democrazia cristiana è oggi un partito composto da donne e uomini perbene, che credono nei valori della solidarietà, della legalità e dell’impegno per il bene comune. È una comunità viva – aggiunge – concreta, che guarda al futuro e lavora ogni giorno per ricostruire fiducia nella politica e nelle istituzioni. Chi conosce davvero Totò Cuffaro sa che è un uomo che ha affrontato con dignità le proprie responsabilità, che ha pagato per i propri errori e che oggi dedica la sua vita con serietà e passione a un progetto politico e umano fondato sui valori cristiani e sociali che da sempre contraddistinguono la nostra tradizione”.
La Dc nel caos
Con le dimissioni di Cuffaro dalla segreteria nazionale, Cirillo tiene in mano le redini del partito in Sicilia, anche dopo la revoca delle deleghe ai due assessori Dc nella giunta regionale. E in quel delicato percorso che separa il partito – nel caos – di oggi, dal futuro, il segretario facente funzioni Gianpiero Samorì comunica direttamente a Cirillo la “sospensione dai diritti e doveri di socio e di conseguenza da tutte le cariche di partito”.
Al posto di Cirillo dovrebbe subentrare un altro fedelissimo in Sicilia, il deputato regionale Ignazio Abbate, che attacca Samorì: “Lui se la suona e lui se la canta – spiega Abbate a LiveSicilia – lo ha fatto perché c’è la direzione nazionale e la Sicilia non voterà per lui. Samorì sta cercando di mettere le mani sui nostri voti”.
La Dc siciliana difende Cirillo
“Stefano Cirillo è stato eletto democraticamente dai tesserati della regione Sicilia – scrivono in una nota i militanti della Dc regionale – e ha sempre rappresentato in modo impeccabile e in linea con le norme interne tutte le istanze e le aspettative degli iscritti. La sua rappresentanza è stata sempre considerata legittima e conforme alle procedure previste dallo Statuto del partito”.
“Questa posizione sarà difesa e riaffermata nel corso del prossimo Consiglio nazionale, che si terrà sabato prossimo a Roma”, aggiungono.
Le sorti della Dc finiranno, probabilmente, attraverso il filtro delle carte bollate. Ma nel frattempo, nulla può cambiare tra Cirillo e Cuffaro.

