CATANIA – Il boss del clan Cappello Massimiliano Salvo, detenuto al 41bis, è stato condannato a 9 anni e 4 mesi per estorsione aggravata.
La sentenza della seconda sezione penale del Tribunale, presieduta dal giudice Giancarlo Cascino, chiude il processo di primo grado scaturito dall’indagine sul pizzo versato al capomafia da uno dei gestori delle discoteche Stone ed Ecs Dogana.
Il pizzo in diretta
Tra il 2016 e il 2017 per garantire ‘la protezione del clan’ ed evitare disordini nella pista da ballo il titolare del locale avrebbe pagato 1000 euro al mese prima al boss e, poi una volta arrestato, al fratellastro Francesco che si sarebbe servito di Kristian Zappalà (entrambi condannati in abbreviato) per incassare.
Ed è proprio l’esattore ad essere “pizzicato” ormai due anni fa con le mani nella marmellata. Le telecamere piazzate dalla Squadra Mobile di Catania documentano in diretta la consegna del pizzo da parte di Rosario Coniglione, titolare della discoteca Stone e uno dei soci dell’Ecs Dogana.
La condanna del boss
Un’altra condanna dunque per il boss dei Cappello che sta anche affrontando il processo in appello frutto della maxi inchiesta Penelope che lo ha portato dietro le sbarre nel 2017.
L’impianto accusatorio, che è stato analizzato dalla pm Antonella Barrera, si componeva delle intercettazioni ma anche delle dichiarazioni del gestore dei locali. Che messo davanti all’evidenza dei filmati ha vuotato il sacco.
I colpi di scena nel processo
Non sono mancati i colpi di scena nel corso del dibattimento: Massimiliano Salvo ha chiesto di essere interrogato ed ha raccontato di “essere stato una sorta di socio occulto di Coniglione”.
Ricostruzione assolutamente respinta dall’imprenditore che dopo la deposizione dell’imputato è stato richiamato dal Tribunale.
Le motivazioni saranno depositate tra 90 giorni. E sarà in quelle pagine che si potrà comprendere come il Tribunale ha valutato quanto emerso nel corso delle varie udienze. Il ricorso della difesa in appello pare scontato.

